Vai al sommario
gennaio - febbraio 2005:
Focus: Il genocidio del welfare
|
|
Le pagine sulle FOIBE
|
ITALICUM Dal numero
settembre-ottobre 1996:
Foibe: La congiura del silenzio
Oddone Talpo
Ho seguito con molto interesse la trasmissione sulle foibe mandata in onda sul secondo canale della RAI-TV. A parte le immagini del recupero dei resti di tanti sacrificati che colpivano per la loro emblematica crudezza, simbolo di una realtà che il gran pubblico certamente non immaginava, quello che mi ha fatto meditare sono state le parole del giudice Giuseppe Pititto, ed il suo appello con cui ha chiesto la collaborazione di tutti per poter avere elementi, notizie, riscontri, necessari per concludere almeno la prima parte della sua inchiesta sulle foibe. Mi ha dato la sensazione di un uomo che sente il valore del compito che si è prefisso e dell'alto significato morale che racchiude. Ma nello stesso tempo mi è apparso un magistrato lasciato solo da tutti ed abbandonato proprio da chi lo dovrebbe sostenere, di fronte alle naturali difficoltà di fare chiarezza su fatti ed avvenimenti che, occorsi cinquant'anni or sono, costituiscono il più grande eccidio di cittadini italiani forse mai registrato nella storia d'Italia di questi ultimi due secoli.E nelle sue parole non è mancata neppure la denuncia del protratto silenzio del Governo italiano, quasi che per le alte sfere dello Stato, le foibe siano o qualcosa d'ignoto, o qualcosa di cui non si deve parlare.
Ma per me che sono dalmata, che per oltre vent'anni ha vissuto sul confine di Zara, che ha studiato e scritto sugli avvenimenti in Dalmazia durante l'ultima guerra, che ha seguito l' evolversi delle relazioni fra l'Italia e la Jugoslavia, il silenzio del Governo non mi ha particolarmente sorpreso. L'Italia, e sono decenni ormai, ha sempre dimostrato di essere costantemente subalterna alle posizioni che prima venivano assunte nei nostri confronti dalla Jugoslavia di Tito ed ora dai suoi successori, Croazia e Slovenia, sino all'affrettato riconoscimento loro concesso come nuovi Stati , senza rinegoziare i tanti trattati e le tante convenzioni già contratte con la vecchia Jugoslavia.
Già dopo l' 8 settembre del 1943, quando l'Italia usciva dalla guerra ed in Dalmazia, a Spalato a Sebenico e nell'Istria cominciavano le prime stragi ed opera dei partigiani jugoslavi, il Regno del Sud s'illudeva di poter trovare una intesa con Tito, vantando l'apporto dei soldati Italiani che in Balcania erano passati al suo fianco. Ma a Jajice, in Bosnia, il Congresso del Partito comunista jugoslavo proclamava unilateralmente l'annessione dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia.
Se - come è comprensibile - il Regno del Sud, in quei momenti, non aveva alcuna possibilità di opporsi, l'Italia non seppe neppure opporsi quando - divenuta Repubblica - a Parigi, alla Conferenza della pace si vide imporre il diktat che tutti conosciamo perdendo l'Istria e la Dalmazia. Non seppe neppure imporsi quando la Jugoslavia di Tito intese risolvere la questione della Zona B del Territorio Libero di Trieste, ed il Governi italiano mise la nazione di fronte al fatto compiuto, del Trattato di Osimo.
Tuttavia si deve ricordare che il Regno del Sud, pur nella precaria situazione in cui si trovava, di fronte agli eccidi che dal 1944 in poi stavano avvenendo in Istria ed in Dalmazia, cercò di far sentire la propria voce attraverso la interposizione degli Alleati. Volle, come gli pervennero le prime notizie delle stragi e degli infoibamenti, che i comandi dell'Esercito e della Marina si attivassero per raccogliere dati e notizie che furono oggetto di relazioni e di memorandum che ancor oggi sono conservati negli archivi.
Analogamente - nell'ultimo anno della guerra - il Governo della Repubblica Sociale conosceva bene quanto era avvenuto nell'Istria dopo l' 8 settembre, e cercò di soccorrere quelle popolazioni inviando al confine orientale, a Pola ed in Istria, reparti della X Mas, anche se poco graditi alle autorità tedesche di occupazione. Ed esiste negli archivi una relazione di Maria Pasquinelli che, personalmente, si recò in quelle zone, sin dove erano accessibili, per accertare che e quanti fossero gli infoibati, i soppressi, gli scomparsi, pur non potendo concludere - come avrebbe voluto - la sua missione poiché allontanata dal Comando tedesco.
Le notizie su quanto avvenuto e su quanto ancora avveniva in Istria, subirono un black-out con il I° maggio 1945 quando Togliatti lanciò ai Triestini l'invito di accogliere i partigiani di Tito “come liberatori”. E si può ben dire che da quel giorno cominciò a calare la sempre più spessa coltre del silenzio sugli eccidi e sulle foibe.In Italia - a tutti i livelli - si impose la congiura del silenzio. Quando, nonostante tutto, il silenzio non poteva essere protetto, si ricorreva alla troppo facile ed ipocrita giustificazione che gli infoibati erano “fascisti”, per cui ogni eccidio diventava un atto di giustizia, per cui non ci si doveva preoccupare, per cui gli slavi avevano esercitato soltanto un loro diritto.Ed il veleno della disinformazione infestò la cultura italiana a tutti i livelli. Dalla scuola, ove si saltavano a piè pari quelle pagine di dolorosa storia nazionale, agli studiosi, ai cattedratici che nelle università e nei loro testi se non assolvevano i partigiani, certamente li giustificavano in quanto avevano reagito a “crimini fascisti”. Frase che, ancor oggi, dovrebbe essere chiarita nella sua piena portata, poiché se considerata nella sintesi che racchiude, tutto vi si può far rientrare e tutto vi si può far credere, soprattutto senza sobbarcarsi dell'onere di una prova analitica e circostanziata.
Ma, ad un dato momento l'intellighenzia comunista - non si sa per quale motivo - cominciò ad abbandonare la tesi che le foibe fossero una reazione a quanto di male avrebbe commesso il fascismo, e con la maggior serietà possibile si cominciò a propinare che quei massacri erano stati la conseguenza di una reazione di classe: del povero contro il ricco, del contadino contro il proprietario, dell'operaio contro il datore di lavoro. In tal modo le foibe non erano più un atto di deliberata ferocia posta in essere dai partigiani, bensì un fatto interno della popolazione dell'Istria, per cui Tito veniva assolto dalle sue responsabilità.
Il Governo italiano, naturalmente, si adeguò a queste tesi di comodo anche perché gli appariva utile sostenere che l'argomento foibe, rappresentato nella sua concreta realtà, significava dare alla tanto vilipesa “destra” un motivo da far pesare sul piano politico.Quindi il termine “foiba”, con quanto comportava, venne ovattato, e si volle avvolgerlo nella complicità del silenzio. Ma la storia inevitabilmente cammina. Tito scomparve. Crollò il muro di Berlino. La Jugoslavia si è dissolta. Il partito comunista italiano ha ormai perduto il suo predominio nel campo della cultura.
La vecchia generazione, che di persona ha vissuto quegli eventi, può oggi rispondere agli interrogativi dei nipoti senza timore di metterli in difficoltà con i compagni di scuola e con i suoi insegnanti. A livello universitario vengono assegnate, discusse, apprezzate tesi di laurea sulla pulizia etnica, sui rapporti italo-jugoslavi, sulle foibe, sugli eccidi. Tuttavia, Palazzo Chigi ancora tace.
Ed il giudice Petitto, cui va tutto il nostro apprezzamento, nel silenzio delle massime autorità dello Stato, per poter procedere nella sua inchiesta deve ricorrere ai mass-media.
Doverosamente apprezziamo l'intervento e le parole del Presidente della Camera dei Deputati [all'epoca Violante, n.d.r.], ma non possiamo non registrare la sconcertata, se non anche indispettita, sorpresa degli altri organi istituzionali che alle sue parole hanno sin'ora opposto la più completa atonia.Ma le foibe fanno tragicamente parte della storia d'Italia, e la loro verità è un obiettivo che non può restare più a lungo nascosto, o venir manipolato o distorto a fini di parte. Per ciò ringraziamo ancora il giudice Pititto.
ITALICUM Dal numero
gennaio-febbraio 1999:
Foibe: l'ultimo tradimento
a cura della redazione ITALICUM
Grazie ad un cavillo, il processo sulle Foibe é stato rinviato alle calende greche. I circa 20.000, trucidati sol perché italiani, sono ancora troppo ingombranti per una classe politica senza attributi, incapace di rendere loro giustizia. Più facile accanirsi contro il vecchio e solitario Priebke, in nome dell'umanità, che perseguire chi ha commesso crimini contro l'italianità e, tanto per non offendere la suscettibilità dei croati, protettori degli aguzzini, il virile ministro Dini si é affrettato a dichiarare che il Governo, in alcun modo, aveva promosso o appoggiato l'azione del P.M. Pititto.
Se qualche ingenuo poi contava su A.N. é stato servito con un silenzio tombale. Del resto, Fini, era talmente impegnato a preparare il pellegrinaggio ad Auschwitz, prima e fondamentale tappa lungo il cammino per Gerusalemme che nelle interviste é riuscito perfino a ripetere la lezioncina, mandata a memoria, sull'unicità dell'Olocausto ed avrà pensato che, spendere una parola sul processo affossato proprio in quelle ore, avrebbe potuto pregiudicare l'esito dei suoi esami di antifascismo che tante soddisfazioni gli stanno dando negli ultimi tempi.
Il dato positivo é che, almeno, si é fatta chiarezza ed i figli e nipoti dei martiri italiani, traditi ancora una volta, ora sanno per certo, da chi non riceveranno alcun aiuto. Come si dice: “Dagli amici mi guardi Iddio...”.
ITALICUM Dal numero
marzo-aprile 1999:
La pulizia etnica, quella vera
Leonida Fazi
ZARA
Tra il 2 novembre '43 e il 31 ottobre '44, su richiesta di Tito, subì 54 bombardamenti anglo-americani. Dei 4.672 appartamenti, restarono abitabili 272. Degli 850 metri lineari di banchine portuali, restarono praticabili 200. Tutti gli 11 magazzini portuali, per una capienza di 10 mila tonnellate, furono distrutti. La secolare incoercibile italianità di Zara decretò la sua fine. Il 30 ottobre '44, il piccolo presidio tedesco abbandona la città. Il giorno successivo entrano gli slavi. Cominciano le deportazioni e le uccisioni. Queste avvengono per annegamento, impiccagione, lapidazione, fucilazione. Statistica (Avv. Gavino Sabadin): Popolazione prima della guerra 21.372; fucilati dai tedeschi 11; deportati in Germania 165; morti sotto i bombardamenti 4.000; uccisi dagli slavi 2.000; prigionieri di guerra 11; profughi 13.500. Rimasero 1.535.
FIUME
Gli slavi entrano nella città il 3 maggio 1945. Popolazione: 66.000 – Esuli: 58.000 – Rimasti in città: 6.000. L'esodo fu determinato dal terrore: in 3 giorni furono deportati 2.000 fiumani.
POLA
In balia degli slavi dal 4 maggio al 12 giugno 1945. In questi 40 giorni deportati (e scomparsi) 4.000 italiani. Seguono arresti in massa e successivi infoibamenti. In un forte di Pola, trucidati a colpi di piccone e di ascia 300 italiani. Episodi fra i tanti: la notte del 10 giugno 250 prigionieri politici legati strettamente con filo di ferro e deportati fra sevizie orrende. Molti torturati, pestati con pugni o con frustini, e poi, scalzi, messi su legni pungenti, con pezzi di ferro infilati fra le dita dei piedi stretti con vari congegni. Molti rimasero in tale posizione, ritti, costretti a guardare un punto del mare, anche tre giorni e non facevano che urlare. Quando cadevano venivano rialzati con i calci e i moschetti. Il 21 maggio , 161 uomini e donne, con le mani legate dietro la schiena con filo di ferro, vengono caricati sulla nave cisterna “Lina Campanella” che salta in aria nel canale di Arsa. Il 12 giugno 1945 entrano gli inglesi ma gli slavi continuano a stare accampati nella campagna circostante. Il 26 luglio 1946, 28.058 dichiarano per iscritto che abbandoneranno la città se questa verrà consegnata agli slavi (439 industriali, 454 professionisti, 1.273 commercianti, 1.333 artigiani, 4.821 operai, 5.764 impiegati, 13.964 privati).
Il 18 agosto 1946, ignoti fanno esplodere sulla spiaggia di Vergarola (Pola) 28 mine che uccidono 120 italiani fra cui molti bambini. Appena annunciata la cessione di Pola agli slavi, ai dichiaranti si aggiungono altri, cosicché di una popolazione di 40.000 persone restano in Pola 4.000.
L'esodo comincia il 18 gennaio 1947. Gli esuli portano con loro tutto quanto possono. I soldati inglesi osservano sconcertati la fuga biblica. Il 20 marzo 1947, il piroscafo Toscana compie l'ultimo viaggio trasportando anche la salma di Nazario Sauro.
ESODO DA TUTTA L'ISTRIA
L'esodo da tutta l'Istria continuò a lungo. Da Capodistria, nel 1956, oltre 14.000 abitanti, su 15.000 risultavano esodati in Italia.
Totale 350.000 esodati.
L'8 SETTEMBRE '43
Il 7 agosto '43, il governo Badoglio abolisce il governatorato della Dalmazia. L'8 settembre viene reso noto l'armistizio. E' l'inizio della persecuzione antitaliana. Arresti, deportazioni, fucilazioni e infoibamenti hanno luogo a: Antignana, Arsa, Barbana, Buie, Canfanaro, Capodistria, Chersano, Cherso, Cittanova, Bignano, Fianona, Fiume, Gallesano, Gallignana, Gimino, Isola, Lanischio, Lindaro, Monte di Capodistria, Montona, Medolino, Lussino, Neresine, Orsera, Parenzo, Pedena, Pinguente, Pirano, Pisino, Pola, Portole, Rovigno, Rozzo, Santa Domenica, Sanvincenti, Sicciole, Valdarsa, Valle d'Istria, Verteneglio, Villa Decani, Villa Surani, Visignano, Visinada, Zara ecc.
LE FOIBE
Sono voragini rocciose, raggiungono i 200 metri di profondità e si perdono in cunicoli. Gli infoibamenti da parte degli slavi hanno avuto luogo dal 9 settembre '43 al 13 ottobre '43; e dopo il ritorno degli slavi, dal I° maggio al 15 giugno '45. Gli infoibamenti erano preceduti da orrende sevizie. Al confronto, le presunte atrocità serbe attuali fanno ridere. Legamenti con filo di ferro, flagellazioni, nafta fatta bere e se cadeva sui vestiti incendiata, stupri, precedevano la morte.
Località di foibe: BASOVIZZA, gettati 1.000 civili, 500 Guar. Finanza e CC., 1000 militari italiani e tedeschi. 500 m.cubi di salme. Moltissime donne e bambini (Andreina Peterossi con figlia di 2 anni e marito) – MONRUPINO: oltre 1.000 – VINES: estratte 84 salme – CAVA DI GALLICANA: estratte 44 salme – CAVA DI LINDARO: 31 salme recuperate – TERLI: recuperate 26 salme (sorelle Fosca, 17 anni, Caterina, 19 anni, Albina Radecchi, 21 anni incinta) – TREGHELIZZA CASTELLIER – PUCICCHI – SURANI (Norma Cossetto, 24 anni, violentata da 17 aguzzini e buttata in foiba con un pezzo di legno conficcato nei genitali) – CREGLI – UMAGO – CARNIZZA – SEMEZ – VESCOVADO – GROPPADA – VILLA ORIZZI – (200 persone recitavano in italiano il Padre Nostro mentre andavano verso la foiba) – CERNOVIZZA (Pisino) – VAL PEDINA – VILLA CHECCHI – VILLA CATTUNI – Abisso BERTARELLI – OBROVO (Fiume) – RASPO – SAINI – POGLIACCHI – NANCOVIGI (Gimino) – IADRUICHI (Visinada) – OPICINA – CAMPAGNA – GORGNALE – SESANA – ORLR (Trieste) – PODGOMILLA (Gorizia) – COLOMBI (Albina) – TERLOVIZZA – JELENCA – PIPENKA – VOLSCI. Totale infoibati e deportati senza ritorno da 12.000 a 20.000.
|
Il periodico ITALICUM è
pubblicato dal Centro Culturale Italicum.
Per ogni numero sono consultabili alcuni degli articoli contenuti.
Copie saggio:
Il periodico ITALICUM viene diffuso tramite sottoscrizione di un
abbonamento annuale (Euro 30). Copie saggio possono essere richieste al
Centro Culturale ITALICUM
Copyright/Privacy
Gli articoli possono essere riprodotti. Vi preghiamo
di prendere visione delle informazioni relative al
copyright
e alla
privacy
|