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titolo libro

Marino Badiale-Massimo Bontempelli
Civiltà occidentale.
Un'apologia contro la barbarie che viene


Prefazione di Franco Cardini

Editore: Il Canneto, Genova
2009, Pag. 309, euro 20

Quella di "civiltà occidentale" è una nozione attorno alla quale si sono recentemente accesi dibattiti di grande rilevanza politica e culturale. Relativismo, universalismo, scontro di civiltà, dinamiche geopolitiche: sono solo alcuni dei nodi tematici rispetto ai quali la nozione di "civiltà occidentale" ha assunto un peso culturale e ideologico sempre maggiore.
Questo libro pone tale nozione al centro di una serrata analisi storica e filosofica. Le tesi fondamentali in esso sostenute sono le seguenti.
In primo luogo si argomenta il carattere ideologico della nozione di "Occidente" così come viene comunemente intesa, cioè come una civiltà unitaria nata con la Grecia classica, sviluppatasi poi con gli apporti di Roma e del Cristianesimo e arrivata a compimento con la Modernità. Una tale civiltà unitaria, si argomenta nel libro, non esiste. Nello spazio geopolitico di ciò che oggi chiamiamo "Occidente" si sono succedute civiltà diversissime fra loro, come per esempio la Grecia classica e l'Europa di Carlo Magno, o la civiltà liberale nata in seguito all'Illuminismo e alla Rivoluzione Francese. Esistono ovviamente dei legami culturali (e anch'essi vengono indagati nel libro) ma si tratta di fili tesi sopra distanze profonde sul piano dell'organizzazione politica ed economica, della religione, della visione generale del mondo. Se si può parlare di "civiltà occidentale", tale termine, per avere un significato, deve essere usato per indicare solo una fra le varie civiltà succedutesi nello spazio geopolitico dell'Occidente. Gli autori hanno scelto di usare l'espressione "civiltà occidentale" per indicare la civiltà liberale, democratica, borghese nata alla fine del Settecento. Di questa civiltà vengono studiati nel libro i pilastri fondamentali: i diritti umani, la libertà individuale, lo Stato-nazione, la razionalità dialogica, la nozione di progresso.
In secondo luogo, nel libro si sostiene che questa civiltà occidentale, che ha segnato la storia degli ultimi due secoli, è oggi investita da un processo di dissoluzione. A tale processo è dedicata l'ultima parte del libro, dove si mostra come gli attuali sviluppi mettano in questione proprio i cinque pilastri fondamentali sopra indicati. Ma tale crisi, ed è questa la seconda tesi fondamentale del libro, non è effetto dell'azione di forze esterne alla civiltà occidentale e ad essa ostili. Si tratta al contrario dello sviluppo di potenzialità che erano connaturate ai fondamenti stessi della civiltà occidentale, e cioè del libero dispiegarsi dell'economia capitalistica. L'economia capitalistica negli ultimi decenni si è sviluppata in un "capitalismo assoluto" che pervade ogni aspetto della vita sociale, sussumendo società e natura all'imperativo del profitto. In questo modo viene spezzato l'instabile equilibrio, che è proprio della civiltà occidentale, fra interesse privati e "destini generali", fra bourgeois e citoyen, e la civiltà occidentale si dissolve.
Se questa analisi è corretta, si pone il problema storico-culturale di come salvare le conquiste umane della civiltà occidentale (i diritti umani, la razionalità dialogica come libero confronto delle argomentazioni nell'arena pubblica) dalla sua incipiente dissoluzione. Gli autori non hanno ricette da fornire, ma ritengono che una risposta possa venire dalla interazione fra alcuni momenti alti del pensiero marxiano e marxista e le istanze di critica dello sviluppo capitalistico che oggi si riassumono nello slogan della "decrescita".


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Pierluigi Battista
I Conformisti
L'estinzione degli intellettuali d'Italia


Editore: Rizzoli, 2010,
pp. 213 euro 18,00

Gli intellettuali "irregolari", in fondo, sostengono Cose molto semplici e lineari: anche per questo non esercitano molta attrazione e suscitano poco entusiasmo.
I conformisti, al contrario, sanno addobbare i loro discorsi con l'enfasi della profondità.

Per rendere omaggio a Hitler, Martin Heidegger affascinava l'uditorio universitario di Friburgo indicando all'orizzonte le vette dell'Essere. Per allinearsi alle intimazioni staliniste, Gyorgy Lukcs scomodava concetti molto impegnativi come la "distruzione della Ragione". Nella Parigi del Dopoguerra, facevano furore le formule enigmatiche della posa esistenzialista, e non Raymond Aron che diradava le nebbie oppiacee in cui erano immerse le migliori menti dell'intelligencija francese.
Gli irregolari, che sono spiriti irrequieti e caparbi, amano invece dare risposte chiare agli interrogativi che generalmente i conformisti sono inclini a disertare. Quando George Orwell vide in funzione la macchina del terrore che durante la guerra civile spagnola strava stritolando in Catalogna gli anarchici e i trotzkisti, semplicemente constatò, da uomo della sinistra democratica e libertaria, l'impossibilità di non denunciare quell'orrore. Ernest Hemingway e André Malraux, spiriti conformisti, succubi dello schieramento cui volevano appartenere con fede e fervore, finsero invece di non accorgersi di nulla.
Anche l'irregolare Albert Camus (come prima di lui Gaetano Salvemini), si domandava come fosse possibile combattere contro la dittatura franchista e appoggiare nello stesso tempo un immane Stato di polizia che, nato da una rivoluzione, aveva reintrodotto la pratica ripugnante dello schiavismo di massa attraverso i suoi affollatissimi campi di concentramento (si sapeva già tutto: furono i conformisti, anni dopo, a dire che non ne sapevano nulla).
Georges Bernanos, cattolico e monarchico, era talmente irregolare che quando vide le falangi di Francisco Franco vessare la popolazione di Maiorca e abbandonarsi ai massacri degli innocenti riversò nei Grandi cimiteri sotto la luna l'incontenibile disgusto per le nefandezze compiute da chi si proclamava sentinella armata del "suo" mondo. Nel campo opposto, Simone Weil si macerava a causa delle malefatte compiute nel "suo" schieramento repubblicano e antifascista.


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Piero Buscaroli
Dalla parte dei vinti
Memorie e verità del mio novecento


Editore: Mondadori 2010
pp. 521 euro 24,00

Nonostante sia trascorso più dimezzo secolo dal crollo del fascismo e dalla fine del secondo conflitto mondiale, siamo davvero convinti di sapere come andarono effettivamente le cose? li tanto discusso dopoguerra italiano può considerarsi concluso? Piero Buscaroli, critico musicale, scrittore e giornalista non ne è affatto convinto e ha deciso di aprire la sua valigia di carte, documenti inediti e ricordi troppo a lungo taciuti per raccontarci il suo Novecento.

Adolescente romagnolo con la passione per il pianoforte, assiste con stupore a fianco del padre Còrso, insigne latinista, al naufragio "non casuale" del 1943-45, che precipitò l'Italia in una spirale di guerra e violenze. L'interpretazione di eventi come la "congiura" del 25 luglio contro Mussolini, la dissoluzione militare e civile dell'S settembre, l'occupazione tedesca e i "crimini dei vincitori" ci restituisce l'immagine di un Buscaroli "schierato a vita", cittadino coatto di una "ex nazione".
Le sue "passeggiate fuori dalle solite strade della storiografia dominante" lo portano poi a visitare luoghi simbolo del Novecento come il Giappone e la Germania del dopoguerra, il Vietnam del 1966, la Praga del 1968, senza rinunciare agli incontri, che si susseguono in questi anni, con personaggi altrettanto significativi, da Ezra Pound a Dino Grandi, dall'ambasciatore giapponese Hidaka - l'ultima persona che ebbe un colloquio con Mussolini prima dell'arresto ordinato dal re - al dittatore portoghese Salazar.
Come in una rapsodia a lungo studiata, gli argomenti e gli spunti polemici "disperatamente difformi" disegnano i confini via via più precisi di una tragedia insieme personale e collettiva, che ha segnato nel profondo la coscienza contemporanea. Per Buscaroli, il revisionismo delle verità osteggiate e sepolte dal pregiudizio ideologico si è fatto imperativo morale, mentre lo spirito di contraddizione da cui si sente mosso diventa strumento essenziale di libertà.
In una felice mescolanza di cronaca giornalistica e documento storico, Dalla parte dei vinti riesce a unire alla scrupolosa e talvolta medita ricostruzione di fatti decisivi dell'ultimo cinquantennio il ritmo appassionato e mai pretestuoso del feroce pamphlet politico. Che farà discutere.


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Stefano De Rosa
Vico precursore della nuova storia
Tre secoli di visioni geo-temporali


Editore: Edizioni Settimo Sigillo 2009
pp. 201 euro 18,00


"Giambattista Vico (1668-1744), uno degli ultimi spiriti universali dell'Occidente, capace di parlare de omni re scibili". Così Femand Braudel, nel tracciarne un sintetico profilo, rende omaggio allo straordinario sapere del pensatore napoletano.
br> In questa ricerca si. esaminano alcune influenze che gli studi vichiani hanno proiettato su due autorevoli e prestigiose scuole scientifiche del '900 - le Annales e la Teoria delle Catastrofi - entrambe significativamente qualificate da una particolare attenzione attribuita al fattore tempo ed alla universalità della conoscenza.
Proprio il tempo, difatti - dalla lunga durata braudeliana (quella più vicina alla semi-immobilità dove esso, per così dire, incontra lo spazio), alla storia dell'immaginario e delle mentalità, centrale negli studi delle Annales e della nouvelle histoire; dalle discontinuità di tempo, spazio e forme, oggetto di analisi da parte della Teoria delle Catastrofi, al tempo vichiano arricchito da elementi psicologici e collettivi, attraverso l'irruzione del tempo vissuto nella storia, le diverse velocità e scarti temporali propri del processo di civilizzazione dell'umanità -, costituisce l'imprescindibile fattore che accomuna studi ed esperienze metodologiche solo apparentemente distanti.


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Cesare Ferri
Effetto Domino

Editore:Edizioni Settimo Sigillo
2009, pp. 143 euro 15,00
Edoardo Regis, personaggio che può essere accettato o meno, ma che non può non essere discusso, fa del proprio odio un inno e un'arma contro la banalità dell'amore.

Edoardo, l'homme révolté, odia gli altri esseri umani non perché misantropo, ma perchè dimostrano di non provare quel vero amore che lui per contraddizione è soltanto apparente), prova nei confronti della vita. Non per nulla l'accusa che egli lancia verso i suoi simili non sono assolutamente capaci di assaporare, di gustare la vita attimo per attimo. Chi possiede il dono e la maledizione della lucidità esistenziale, chi pone quale primario elemento di riconoscimento il coraggio di guardare la vita in faccia, non può, al contempo, sopportare i comportamenti pavidi e incoerenti di chi segue la corrente della propria epoca. "Avevano due braccia, due gambe, due mani, due piedi, due occhi, avevano pure dei peli sul petto, insomma, avevano esattamente tutto ciò che avevo io, ma io in loro non mi riconoscevo affatto", afferma il protagonista all'inizio del romanzo.
Per lui vivere significa restare aderenti a ciò che si è, senza mai perdere di vista la ricerca della felicità. Se molti, i più, si accontentano di una parvenza di felicità, del tutto simile ad un filtro capace di setacciare i problemi, i guai, le noie, lasciandoli impigliati nella minuscola grata del tempo terreno, altri, i meno, non si pongono limiti, non cercano compromessi e perseguono un solo obiettivo: essere realmente felici, nonostante tutto. Anche Edoardo, almeno nella prima parte del romanzo, cerca di conseguire tale obiettivo, esaltando quell'aspetto della felicità che la morale comune tende ad inibire e a condannare perché si coniuga con l'egoismo.


titolo libro

Luca Grecchi
Occidente: Radici, essenza, futuro

Presentazione di Diego Fusaro

Editore: I Centotalleri
2009, pp. 225, euro 13,00
L'opera si configura come una interpretazione complessiva. Contrariamente alla maggior parte delle analisi correnti, che identificano l'Occidente con il liberalismo e con la tecnica (per apprezzarlo criticarlo), Grecchi cerca di comprenderne l'essenza scavando nelle sue radici greche, cristiane, latine, moderne, e nelle sue modalità socio-economiche incentrate, al contempo, sulla dimenticanza del bene comune e sulla ricerca del massimo arricchimento privato.

Dall'analisi di queste radici, condotta sulla base della struttura metafisico - umanistica elaborata nei suoi scritti, Grecchi opera una generale rilettura della filosofia occidentale, Egli coglie, sin dagli inizi del pensiero filosofico in Grecia, la presenza di "due fiumi" dialetticamente connessi. Il "fiume umanistico", inizialmente poderoso nella sua ricerca della verità e del bene comune (Solone, Eschilo, Socrate, Platone, Aristotele), è nei secoli divenuto sempre più scarso, fino a ridursi a un rigagnolo carsico. Il "fiume antiumanistico" - che Grecchi vede presente nella sofistica-retorica greca, nel dogmatismo di una parte del pensiero ebraico-cristiano, nell'imperialismo romano e nel tecnicismo capitalistico moderno -, sorto invece come modesto, è col tempo divenuto un fiume in piena, che rischia oggi di travolgere la nostra civiltà.
Da questa analisi delle radici culturali e socio-econonomiche dell'Occidente, Grecchi giunge definirne l'essenza come antiumanistica, ossia come caratterizzata da hybris, prevaricazione, volontà di potenza illimitata (sebbene inserita all'interno di apparati tecnici e giuridici formalmente garantisti, nei confronti degli uomini e della natura). Per questo il futuro dell'Occidente è per l'Autore destinato a esiti drammatici.


titolo libro

Marco Della luna - Paolo Cioni
Neuroschiavi
Siamo davvero quello che crediamo?


leggi l'intervista all'Autore su ITALICUM

Editore: Macro Edizioni
2009, pp. 312, euro 13,50


  • titolo libro

    Costanzo Preve - Eugenio Orso
    Nuovi signori e nuovi sudditi
    Ipotesi sulla struttura di classe del capitalismo contemporaneo


    Editore: Editrice Petite Plaisance
    2010, pp. 245, euro 20,00

    (Presentazione a cura degli Autori)
    Come scriviamo nel saggio di apertura dell'opera Nuovi signori e Nuovi sudditi, al principio di tutto, c'è l'indignazione.
    L'indignazione è cosa antica, ed ha determinato a partire dalla filosofia greca la reazione razionalizzata contro la schiavitù per debiti, contro l'affermarsi della crematistica e la monetarizzazione selvaggia dei rapporti sociali.

    E' questa stessa indignazione che sta alla base dell'opera che presentiamo, perché oggi i differenziali di ricchezza, potere e prestigio sono in rapida crescita, l'economicizzazione dei rapporti sociali e l'atomizzazione della società hanno dissolto i legami comunitari in molte parti del mondo, il mercato ad estensione planetaria e la finanziarizzazione dell'economia annunciano ulteriori e più gravi squilibri futuri anche all'interno dei così detti paesi sviluppati.
    I vecchi equilibri sociali, ormai alterati e in corso di "demolizione fin dalle fondamenta", lasciano progressivamente il posto ad un'inedita strutturazione sociale, o meglio, ad una nuova struttura di classe fondata sulla dicotomia Global class/Pauper class, che implica il definitivo superamento della storica dicotomia Borghesia/Proletariato di marxiana memoria, ormai non in grado di spiegare la realtà sociale, ed implica altresì il superamento delle teorie della strutturazione sociale oggi molto in voga, particolarmente se individualistiche e funzionalistiche, largamente praticate dal pensiero politico e sociologico nord-americano ma insufficienti a spiegare quello che sta effettivamente accadendo.
    Nello sviluppo dell'opera, ci muoviamo al di fuori delle logiche del pensiero filosofico, politico, economico e sociologico ufficiale ed accademico, con un piglio "pionieristico", al fine di indagare le strutture sociali che già oggi sono in formazione.
    La novità assoluta del lavoro che presentiamo sta appunto in questo, cioè nel delineare con la necessaria umiltà la strutturazione sociale che a nostro avviso si sta affermando e si affermerà sempre di più nei prossimi decenni, come chiarito dal sottotitolo che abbiamo scelto: Ipotesi sulla struttura di classe del capitalismo contemporaneo.
    Ci siamo mossi con estrema cautela, essendo questo un territorio ancora largamente inesplorato e poco frequentato da dotti e accademici, in molti casi ancora legati a vecchie teorizzazioni che non riescono a spiegare la complessità del presente.
    Naturalmente, prima di procedere alla presentazione dello schema teorico delle classi nel capitalismo contemporaneo, si è resa necessaria un'introduzione di tipo metodologico, dal titolo Capitalismo senza classi e società neofeudale, che richiama anzitutto la semplice verità di Marx, secondo la quale dove è preponderante non il valore di scambio, ma il valore d'uso del prodotto, il pluslavoro è limitato ad una cerchia di bisogni più o meno ampia, ma non sorge dal carattere stesso della produzione nessun bisogno illimitato di plusvalore. La dicotomia dialettica fondamentale del capitalismo, in ogni sua età, è quella fra Limitato ed Illimitato, dicotomia già presente nella filosofia degli Elleni fin dalle origini, in cui l'apeiron di Anassimandro, con l'assenza del limite che ne consegue, è la metafora astrattizzata del carattere distruttivo della produzione illimitata, e perciò anche del capitalismo contemporaneo.
    Le definizioni di "capitalismo senza classi" e, ancor di più, di "capitalismo neofeudale" che usiamo nel testo sono giustificate, rispettivamente, dalla necessità di porre in evidenza con espressioni comprensibili a tutti che il modello di società americano, esportato in Europa e altrove nel mondo, sembra non prevedere una strutturazione in classi antagoniste, aspetto che nella parte centrale dell'opera è stato evidenziato con l'espressione di mistificazione a-classista e sinteticamente analizzato, mentre l'uso del termine di "capitalismo neofeudale", per la verità improprio e insoddisfacente, ha la funzione [polemica] di porre in rilevo la strutturazione oligarchica e neofeudale della società prodotta da questo orrendo modello di capitalismo postborghese e postproletario.
    Hegelianamente, il capitalismo ha attraversato tre grandi fasi: quella del capitalismo astratto, quella successiva del capitalismo dialettico e l'attuale, che connota il capitalismo speculativo, il quale si guarda allo specchio [speculum] e prende coscienza definitiva della propria illimitatezza.
    Il concetto di capitalismo speculativo [provocatoriamente] senza classi, come scriviamo con chiarezza, è puramente logico, e non serve per una diretta descrizione sociologica, che invece è affrontata nel corpo centrale dell'opera.
    Dopo la parte introduttiva e metodologica esponiamo, nella parte centrale, la nuova ipotesi di struttura di classe.
    Procediamo in modo descrittivo, memori però di quanto affermato in apertura, e cioè che le grandi classi, come nel caso della passata dicotomia sociale Borghesia/Proletariato che ha caratterizzato il capitalismo per circa due secoli, sono da concepirsi come dei potenti "attrattori magnetici", che però non possono esaurire per intero la complessità della stratificazione sociale.
    Per prima cosa, poniamo in rilievo lo scarso interesse del mondo accademico, degli intellettuali e dei "dotti" per la questione sociale, messa in ombra perché estremamente pericolosa per il potere globalista, che ha diffuso la mistificazione a-classista, che ha provocato l'atomizzazione sociale, che ha imposto il suo punto di vista e il suo dominio culturale, diffondendo così efficaci "sedativi di massa" al fine di non far emergere le grandi disparità provocate dal nuovo ordine ed evitare una generale "presa di coscienza" da parte delle popolazioni.
    In Global class, Pauper class e Middle class proletariat, delineiamo il nuovo quadro sociale, sviluppando l'ipotesi che è il cuore del nostro lavoro e descrivendo le straficazioni e segmentazioni delle grandi classi che caratterizzano [e caratterizzeranno sempre di più nel futuro] il capitalismo contemporaneo, speculativo in senso hegeliano e [provocatoriamente] neofeudale per le grandi disparità di ricchezza, potere e prestigio che genera.
    In particolare, rileviamo che la formazione della classe globale, costituita dai nuovi dominanti che poco hanno a che vedere con la vecchia borghesia, è iniziata prima della formazione della classe povera planetaria, per la quale è ancora in atto, in particolare nell'occidente del mondo dove si concentravano i così detti ceti medi [figli della stagione del welfare] e la morente classe operaia, salariata e proletaria, un processo di ri-plebeizzazione e di completa colonizzazione culturale da noi chiamato processo di flessibilizzazione della masse.
    La classe globale ha assunto una forma piramidale, che le millenarie costruzioni del sito monumentale e archeologico di Giza possono ben simboleggiare, e si divide in strati, che abbiamo chiamato, a partire dall'alto, Strategic, Upper, Middle e Lower, riservandoci di approfondire ed estendere ulteriormente la questione della segmentazione e della stratificazione di questa nuova classe nel prossimo futuro. Tentiamo anche una divisione per grande area geografica dei livelli di comando globalisti, comprendendo le élite dei così detti paesi in sviluppo, ed in primo luogo operiamo la distinzione fra Occidentali [Americani, Europei, Globalisti Radicali e Altri Occidentali] e Orientali [Cinesi, Russi, Arabi e Altri Orientali]. Gli oligarchi russi della satrapia putiniana e i miliardari cinesi figli della "economia socialista di mercato" appartengono, quindi, alla stessa nuova classe della quale fanno parte i "globalisti radicali", gli "americani" e gli "europei", occidentali, che partecipano ogni anno alle riunioni del Bilderberg club. Per quanto riguarda le prime analisi in proposito della formazione della classe globale, a partire dagli Stati Uniti d'America dove la mutazione delle élite ha avuto inizio, molto si deve agli studi del grande sociologo americano Christopher Lasch, che citiamo diffusamente nel testo, riprendendone brevemente l'opera ed il pensiero in una chiave critica e di verifica successiva.
    La rivolta delle élite descritta da Lasch, definibile in altri termini come una ribellione oligarchica contro il compromesso fra stato e mercato nella precedente fase capitalistica, e l'autentica "rivoluzione sociale, globalista e cosmopolita" che tale rivolta ha innescato, hanno inciso in maniera determinante sul piano sociale, sconvolgendolo e preparando il terreno per una sua riorganizzazione complessiva, in chiave neofeudale e ri-plebeizzante degli strati sociali inferiori.
    Per quanto riguarda la nascente classe povera, abbiamo scelto l'espressione [esotica] Pauper class perché, con l'uso di questa semplice e riconoscibile espressione, si pongono in evidenza contemporaneamente i due aspetti che caratterizzano la povertà, quello materiale e quello culturale.
    Le stratificazioni della classe subalterna in via di formazione che abbiamo individuato sono le seguenti, partendo dall'alto: Middle class proletariat, New Workers, Under-class e, infine, il vero e proprio strato Pauper, che giustifica il nome della nuova [super] classe, quasi assente nell'occidente e nel nord del mondo ed alimentato da tutte le povertà del sud del pianeta.
    E' chiaro che nell'occidente del mondo la futura classe povera sarà rappresentata principalmente, nei decenni a venire, dai ceti medi e dal lavoro operaio ri-plebeizzati, in quanto il potere dell'epoca sta facendo tabula rasa della vecchia "coscienza infelice borghese", che animava la borghesia tradizionale ed anche i così detti ceti medi moderni, e nel contempo distrugge la storica "coscienza di classe proletaria", espressa dalla classe operaia, salariata e proletaria, ambedue percepite come ostacoli alla sua definitiva affermazione e all'instaurazione di un nuovo ordine sociale, ed in questa opera di "demolizione fino alle fondamenta" non si può negare che ha già ottenuto indubbi e decisivi successi.
    I due primi strati della futura classe subalterna, quando giungeranno alla piena coscienza di sé, potranno rappresentare la vera avanguardia della nuova classe povera, non essendo in una situazione di totale indigenza e sottomissione dovuta al bisogno, che caratterizza il vasto strato pauper nell'oriente e nel sud del mondo costituito da contadini sotto la soglia della povertà, da malnutriti e persone che convivono quotidianamente con lo spettro della fame [quella vera].
    In base a tali considerazioni, senza però voler aderire a "derive" di tipo biopolitico-moltitudinario, molto di moda in questi ultimi anni e tutto sommato "funzionali al potere" e alla sua necessità di riproduzione, ci siamo spinti fino al punto di ipotizzare la nascita di una sorta di General Intellect postmoderno e postmarxiano, reso possibile dalle professionalità, dalle conoscenze scientifiche, dalle capacità tecniche e organizzative, delle possibilità di comunicazione, dal know-how espressi dai così detti ceti medi moderni e dagli eredi della classe operaia.
    La reazione sociale, per concretarsi in forme e pratiche rivoluzionarie, richiederà - come già accennato - che gli strati più alti della nuova classe povera raggiungano la piena autocoscienza e, in ogni caso, ciò dovrebbe accadere preferibilmente entro il fatidico 2050, alla metà del secolo o poco oltre, ossia fra una generazione e mezza, come direbbe un demografo per il quale la distanza generazionale è di un trentennio, perché dopo sarà veramente troppo tardi e i nuovi dominanti avranno vinto per tutto il secolo ventunesimo.
    Sullo strato propriamente pauper della classe povera in formazione, scriviamo soltanto qualche riga, spero minimamente significativa ma sicuramente insufficiente, perché definire con precisione i sub-strati e i segmenti di questo grande aggregato e analizzarne le caratteristiche e le peculiarità rappresenta un lavoro improbo, com'è facilmente immaginabile, che richiederebbe una molteplicità di competenze, dal sociologo all'economista, con l'apporto dell'etnologo, dell'esperto di storia delle religioni e di tante altre figure specializzate e, naturalmente, un impegno di studio e di lavoro sicuramente pluriennale.
    Negli Approfondimenti che fanno parte del corpo centrale dell'opera, chiariamo anzitutto i motivi di una nostra adesione ad una visione oggettivistica e strutturale di organizzazione in classi della società, affrontiamo il problema della rottura dei vecchi equilibri sociali ed indaghiamo gli aspetti ideologici e culturali, economico-finanziari e giuridici del processo di flessibilizzazione della masse, quanto precede particolarmente nel primo approfondimento, dal titolo Rottura dei vecchi equilibri sociali e flessibilizzazione delle masse.
    I due successivi approfondimenti sono dedicati al mercato, in quanto sistema di razionamento ed esclusione al servizio degli interessi globalisti [Il Mercato come sistema di razionamento ed esclusione] e alla Rotta di classe in Europa occidentale, analizzando il periodo storico, a cavallo fra gli anni settanta e gli anni ottanta dello scorso secolo con riferimento all'Italia della "marcia dei quarantamila" Fiat e alla Gran Bretagna della Tatcher e dei minatori di Arthur Scargill, periodo in cui è iniziato il decisivo attacco alla classe operaia, salariata e proletaria.
    La parte finale dell'opera è dedicata a specifici aspetti ideologico-culturali, quali sono, per la precisione, la dicotomia politica Destra/Sinistra e il Politicamente Corretto, a diffusione massiva, funzionali al dominio del capitalismo ultimo e alla riproduzione strategica della totalità sociale.
    In Religione Politica dualista Destra/Sinistra si analizzano origini e funzionalità della dicotomia politica in parola, ponendo in rilievo il carattere religioso che ha assunto la grande-narrazione dello scontro epocale e metastorico fra una Destra Eterna ed una Sinistra Eterna, ancor più importante nel passaggio dalla modernità alla così detta postmodernità delle cinque "grandi narrazioni" proposte dal filosofo francese Jean-François Lyotard [il racconto cristiano della promessa di redenzione dal peccato originale, il racconto illuministico dell'emancipazione dall'ignoranza e dai pregiudizi, il racconto capitalistico dell'emancipazione attraverso la ricchezza diffusa dallo sviluppo economico, tecnico e industriale, il racconto speculativo hegeliano della realizzazione dell'Idea universale attraverso la dialettica storica ed infine (last but non least) il racconto politico marxista dell'emancipazione umana dall'alienazione e dallo sfruttamento].
    Si pone anzitutto in evidenza il legame fra il pensiero politico moderno, dal quale nasce la predetta dicotomia, e le precedenti categorie teologiche, nel senso di una secolarizzazione orizzontale di precedenti categorie teologiche verticali, in un processo in cui la Sinistra è originaria, mentre la Destra, definita appunto come "reazionaria", è chiaramente derivata, destinata a reagire in seguito ad iniziative prese da altri [la sinistra, appunto].
    Ed appare chiaro che se tale dicotomia ha avuto un senso, con effetti talora drammatici, nei due secoli precedenti, oggi, in un quadro largamente postborghese e postproletario dominato da un costume sociale post-etico, il cui principio è "tutto va bene" - da integrare con il principio "tutto va bene, se hai abbastanza danaro" - ed in cui appunto la gestione delle norme etiche passa dai preti ai pubblicitari, la dicotomia Destra/Sinistra non è più ovviamente in grado di orientare reali movimenti politici.
    La sua sopravvivenza è funzionale agli interessi della Global class, in particolare di quella occidentale, con il mantenimento di uno schema di orientamento identitario che non rispecchia più i problemi reali.
    Dopo la propedeutica discussione sulla dicotomia politica Destra/Sinistra, il passo successivo, che corrisponde all'ultimo capito del libro, è l'indagine che riguarda il Politicamente Corretto, per tentare una spiegazione articolata del fenomeno, della sua genesi e degli elementi principali che lo caratterizzano. In Elementi di Politicamente Corretto presentiamo la tesi di fondo del Politicamente Corretto [PC] come principale Formazione Ideologica Unificata [FIU] di una nuova fase del modo di produzione capitalistico postborghese e postproletario, definibile diversamente come fase speculativa del capitalismo [Hegel], oppure come terza fase del capitalismo segnata dalla fine della precedente fragile alleanza fra critica economico-sociale e critica artistico-culturale al capitalismo [Boltanski].
    Con riferimento particolarmente alla disastrata situazione italiana, gli elementi fondanti di questo sistema superstizioso di interdizioni e di punizioni di bestemmie sociali laicizzate, sono i cinque seguenti:
      1) Americanismo come presupposto di una collocazione interna ad un mondo esterno dato per preliminare e scontato.
      2) Religione olocaustica e sacralizzata del sacerdozio sionista come nuovo rito religioso europeo in epoca di crisi dei vecchi monoteismi prescrittivi ed invasivi della totale liberalizzazione dei corpi e della manipolazione degli spiriti.
      3) Diritti umani delle etnie e delle minoranze sessuali come nuova legittimazione del diritto all'intervento militare unilaterale al di fuori di qualunque legalità internazionale.
      4)Mantenimento illimitato dell'antifascismo in assenza completa di fascismo.
      5) Dicotomia bipolare Destra/Sinistra come manipolazione dello spazio politico e come mascheramento del partito unico della riproduzione capitalistica.

    Ciascuno di questi cinque elementi, di importanza cruciale per la manipolazione culturale e il controllo della popolazione, è oggetto di analisi nel saggio finale dell'opera.
    In ultimo, presentiamo tre Appendici per approfondire alcune tematiche di un certo rilievo, quali la fine del "posto fisso" che deriva dal processo di flessibilizzazione del Lavoro e delle masse in pieno corso, le responsabilità individuali che nascondono quelle sistemiche nello scatenamento della recente crisi finanziaria del mondo globalizzato e l'attacco di diritti del lavoro dipendente, in Italia, con il recente accordo separato per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici.
    ***** *****
    Questo libro rappresenta il primo passo di un lungo e difficile cammino, che ci porterà ad ulteriori e più approfondite analisi della nuova struttura di classe del capitalismo contemporaneo, nonché delle sue strutture di potere, ben consapevoli che ci muoviamo su un terreno ancora largamente inesplorato e che ignota è l'architettura del domani.


    titolo libro

    Stefano Sissa
    Pensare la politica controcorrente
    Alain De Benoist oltre l'opposizione destra-sinistra


    Editore: Arianna Editrice - EBOOK
    2010, pp. 404 euro 5,90
    "Alain de Benoist è un intellettuale curioso. Curioso nel duplice senso: è dotato di una grande curiosità intellettuale, che si manifesta in una voracità di letture e interessi un po' di ogni tipo; è un intellettuale singolare, fuori dagli schemi, talmente dinamico e antisistematico da risultare incurante di sembrare a volte anche un po' contraddittorio,


    o almeno non del tutto conseguente; anche se vi è da dire che negli ultimi anni il suo pensiero si è fatto sicuramente più compiuto e sistematico. La sua evoluzione è molto rapida, e costringe ad una continua rincorsa coloro che lo vogliano prendere come intellettuale di riferimento o anche soltanto studiarlo. Pierre-André Taguieff, che gli ha dedicato un documentatissimo studio negli anni '90, lo definisce in questo modo:
    "Ci sforziamo di delineare l'enigmatica figura di Alain de Benoist, intellettuale "di destra" atipico, che non ha mai cessato di sottoporre le destre - tradizionalista, conservatrice, liberale, populista, neofascista - a un'incisiva critica; autore di testi di intervento, dotato di un pubblico polimorfo, che attraversa la scissione destra-sinistra, e tuttavia riconosciuto come il maître à penser di un'area politico-culturale relativamente definita, designata dal termine problematico di "Nuova destra"".
    Costanzo Preve, filosofo torinese di opposta provenienza politica, ma spiccatamente anticonformista, ha recentemente imbastito con de Benoist un confronto filosofico e politico, in cui emergono, pur da punti di partenza così distanti, delle significative convergenze. Egli ritiene, al contrario di Taguieff, che de Benoist incarni propriamente la figura dell'intellettuale 'tipo', non nel senso di rappresentare adeguatamente la categoria sociologica degli intellettuali, presso cui è ormai diffuso un desolante conformismo, ma nel senso di incarnare la funzione idealtipica dell'intellettuale come 'sensore' critico dei tempi e della società in cui vive:
    "Alain de Benoist potrebbe essere definito un pensatore "atipico". Non è affatto così. […] È invece un pensatore assolutamente "tipico", nel senso però che hanno dato a questo termine, grandi pensatori come Weber e Lukács. Il termine "tipico" non connota affatto una media statistica […], ma connota la "tipicità storica" (storica, non statistica) di un atteggiamento esemplare, o più esattamente di una reazione esemplare ad una situazione storica. […] La "tipicità" di de Benoist […] sta proprio nell'aver capito che il sistema si riproduce oggi con un impasto di valori di sinistra e di idee di destra, e dunque nella necessità di contrapporsi idealmente ad esso per capirci qualcosa".


    titolo libro

    Maria Lina Veca
    Cuore di lupo
    Un romanzo sui crimini commessi in Kosovo e Methhija

    Editore: Associazione amicizia italo - serba

    (Presentazione a cura dell'Autore)
    "Cuore di lupo" è un romanzo che si struttura su diversi livelli e che affronta, pur lasciandole aperte, differenti questioni: una questione umana, politica, etica, e anche personale, emotiva, affettiva.

    Il romanzo narra la storia di un ragazzo francese affetto da un'insufficienza cardiaca che ha bisogno di un trapianto di cuore: in questo scenario, si svolgono i preparativi per l'operazione, le attività semisegrete dei suoi "impeccabili" genitori parallelamente al terrore, alla paura, ai sequestri e uccisioni in Kosovo e Metohija, mentre la vita dei serbi e dei non-albanesi va avanti in condizioni fisicamente e psicologicamente devastanti, con la scorta delle forze internazionali per poter andare a lavorare, in una situazione di ansia difficilmente controllabile.
    La percezione dello spazio, del tempo e della sicurezza è completamente modificata. Il concetto della vita normale è completamente deturpato.
    E' noto che in Kosovo e Metohija sparirono, dalla primavera del 1998 all'inverno 2001, 1300 serbi e non albanesi: i familiari dei dispersi hanno denunciato i sequestratori dei loro cari e che nessuno è mai stato arrestato. Sappiamo che molti colpevoli dei sequestri e uccisioni girano liberamente per il Kosovo, addirittura considerati come cittadini rispettati e rispettabili.
    Carla Del Ponte iniziò a denunciare alcune delle verità sul commercio degli organi umani nel suo libro "La Caccia", in cui presentò le prove e indicò i luoghi dove furono commessi i crimini parlando dei "campi-ospedali" in Albania dove ai sequestrati venivano prelevati organi. I nuovi, "democratici" governatori del Kosovo erano intoccabili, e ogni sospetto di questi crimini mostruosi, è stato interpretato come una paranoica e maliziosa insinuazione che minava le fondamenta di una delle più giovani "democrazie", custodita, difesa e appoggiata, senza riserva, da coloro che "insegnano" (ed esportarono) la "democrazia".
    Desidero anche, in questo libro, aprire la questione della libertà dalla coscienza e delle "libertà" che regnano in Kosovo dopo guerra.
    Purtroppo, al commercio degli organi umani non partecipano solamente terroristi e criminali appartenenti al cosiddetto "Esercito di Liberazione del Kosovo". Sono coinvolti anche medici, infermieri, e altre persone rinomate, insomma gente "perbene".
    E'anche la storia di un "fortunato" ragazzo francese che ottiene un cuore serbo, strappato con violenza da un petto che respirava ancora, da un corpo che ancora abbracciava e sognava e sperava. Il ragazzo francese non ha ottenuto una vita felice, divorato dal dubbio che si manifesta fisicamente dal continuo pericolo di rigetto.
    Lo stesso titolo "Cuore di lupo" è simbolico! Nella tradizione, per la personificazione dei serbi attraverso gli animali, si è scelto il lupo, quasi un animale totemico. Ecco perchè, spesso ai propri figli, i serbi danno il nome di quest'animale. Perché sopravvivano!
    La trama contiene un po' gli elementi del thriller, in cui si intrecciano i destini di persone che non si conosceranno mai, ma i cui corpi si uniranno nella vita e nella morte. Ho scelto la forma romanzata perché su questi accadimenti è in corso un'indagine, esistono prove e documenti presso la Prefettura serba nonché relazioni presso il Consiglio d'Europa.

    La verità non potrà essere nascosta per sempre.
    Soltanto la verità ci renderà liberi.









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