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Gli articoli
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Dal numero gennaio-febbraio 2010:
Focus: Una scuola, una società e una giovinezza impossibile
De rerum natura (europea)
di Carlo Bertani
un qualsiasi giorno di Primavera di un
anno molto lontano – fra il 1978 ed il 1981
– quando attraverso il parcheggio, a Savona,
per salire sulla mia auto: il vento è ancora fresco
ma già s’avverte, inarrestabile, la bella stagione
in arrivo. La giornata è così luminosa che
obbliga a strizzare gli occhi per non farsi abbagliare
– chissà dove sono finiti gli occhiali da
sole… – e quasi non li vedo arrivare. Sono oramai
di fronte e non me ne sono accorto: concludo
che mi sono comportato proprio da pessimo
samurai. Sono un ragazzo ed una ragazza
sulla ventina o poco più, con un mazzo di fogli in
mano. Senza chiedermi chi sono, nemmeno
come mi chiamo né presentarsi mi spiattellano
la richiesta: «Vuole mettere una firma per l’Unione
Europea?»
Li osservo meglio; sono vestiti in modo sobrio
ma con capi eleganti: lui ha i capelli corti e la
faccina da bravo ragazzo, mentre lei ha i capelli
biondi, sciolti, che il vento un po’ scompiglia.
Entrambi hanno un’aria “acqua e sapone” o, se
preferite, un po’ naif. Mi chiedo da dove siano
saltati fuori, perché vadano in giro a chiedere
firme per una cosa di là da venire – all’epoca,
esisteva solo la CEE, la Comunità Economica
Europea – insomma, tutto ha un che di strano…
Forzo un po’ la vista perché sono controluce ed
osservo che, alle loro spalle, c’è “Palazzo Nervi”,
dove ha sede la Provincia. Ecco, probabilmente,
da dove sono usciti: vanno a caccia di
“polli” proprio nel cortile di casa.
Chissà se sono i figli di qualche assessore,
mandati a soddisfare la voglia d’assomigliare
a cotanto papà fra la gente del parcheggio, a
raccogliere firme per qualcosa che, all’epoca,
non interessava nessuno. Firme che sarebbero
finite nell’archivio, alla voce “Sostegno della
popolazione alla delibera n°…approvata il…la
quale appoggia le richieste per…nei confronti
della nascente Unione Europea…eccetera…”
Se fosse stata l’una li avrei liquidati con due
parole oppure avrei scarabocchiato la mia firma,
giusto per togliermeli di torno, ma è solo la
mezza, e dunque gli spaghetti del pranzo sono
ancora lontani. Così, argomento, chiedo.
La prima domanda è ovvia: perché dovrei apporre
la mia firma per la nascente Unione Europea?
Cadono dalle nuvole: evidentemente, non solo
hanno ascoltato una sola campana, ma la stessa
campana li ha assordati. Balbettano
«Ma…perché è giusto…» si vede che sono giovani
implumi, mandati in avanscoperta in un
luogo neutro come un parcheggio, tanto per far
credere loro che quella è la politica, la democrazia:
andare fra la gente, parlare, spiegare…
Sono di una decina d’anni più vecchio, e già so
quel che loro non sanno: la vera politica – nel
senso dell’intreccio fra voti ed affari – si fa poche
decine di metri alle loro spalle, nel cubico
fabbricato di vetro ed acciaio.
Il giovane, però, continua: «L’Unione Europea
sarà la casa di tutti gli europei, una nazione
senza più confini ad ingabbiarci, con pari diritti
e doveri ovunque…»
C’è del vero in quanto afferma, ma mi permetto
di fargli ascoltare l’altra campana: «E quando
l’Unione Europea sarà una sola nazione, come
si comporterà con il resto del Pianeta?» Tacciono,
allora mi sento autorizzato a continuare.
«Perché, per quel che mi consta, è appena terminata
una sanguinosissima guerra – sentito
parlare del Vietnam? – e nessuno, qui, ha avuto
niente da ridire perché Aviano fosse lo scalo
principe per il rifornimento delle truppe americane.
»
Il ragazzo m’interrompe: «Ma questo avviene
proprio perché non siamo uniti…»
«E quando saremo uniti» ribatto «come ci comporteremo
con il Terzo Mondo? Al posto di francesi,
belgi, portoghesi, spagnoli, inglesi…in
Congo, Rhodesia, Mozambico, Angola,
Ciad…manderemo le truppe europee?»
«Ma no…» tenta di ribattere, ma la partita è persa.
Li saluto e mi allontano, verso un piatto di
spaghetti al pomodoro.
Quanto fa incazzare essere facili profeti, quanto
se ne farebbe a meno.
Quei due giovani sono rimasti impressi nella
mia mente perché, più volte, gli accadimenti
m’hanno portato inesorabilmente a ricordarli:
Baghdad 1991, Bosnia 1995, Kosovo 1999,
Afghanistan 2001, Iraq (con qualche distinguo)
2003…ed oggi si sente parlare di “terrore
islamico” per imbonire la popolazione e condurla
verso una improbabile scenario iraniano.
Che, confermo, non prevedo assolutamente.
In effetti, avevo solo parzialmente ragione in
quella breve discussione perché, prima del
1980, non potevo assolutamente prevedere che
l’UE sarebbe diventata lo spauracchio, la vera
nemica delle popolazioni europee.
Non potevo, d’altro canto, già sapere che nel
1989 tutto il blocco dell’Est sarebbe crollato,
lasciando la macchina capitalista correre
indisturbata nel Pianeta, fino alle avventure militari
per il petrolio ed il controllo delle aree “sensibili”.
MA COME HA FATTO,
L’UE, A FOTTERCI COSÌ BENE?
In quel “procedere” sulla strada della
“parificazione” normativa fra i vari Stati, non ricordo
un solo episodio dove le nostre libertà
siano aumentate o siano state maggiormente
garantite dall’UE. E, quando l’UE lo ha platonicamente
fatto (vedi il caso di Europa7), i governi
se ne sono altamente fregati.
Basta invece una semplice “nota” di Bruxelles
che toglie qualcosa (si pensi alla pensione a
65 anni per le donne) per far garrire di gioia
ministri ed imprenditori: lo chiede l’Europa!
Sulle prime fanno la faccia contrita ed allargano
le braccia ma, appena possono voltarsi, sghignazzano
e si danno pacche sulle spalle:
«L’hanno bevuta…»
Il resto è storia degli ultimi tempi, con una Costituzione
mai varata perché liberticida, un Trattato
di Lisbona scritto in modo “volutamente
complicato per renderlo quasi incomprensibile”
(sono ammissioni di uno dei suoi redattori,
Giuliano Amato) che consegna nelle mani di
persone mai elette (la penosa Commissione
Europea) un potere immenso.
Sul livello di questa commissione sarebbe
meglio soprassedere, perché sono stati addirittura
costretti a fare un esame preliminare di
“cultura generale” – del tipo “Qual è la capitale
della Lituania? Risposte: Vilnius, Antananarivo,
Londra. Barrare quella giusta – e la
commissaria bulgara Rumyana Zheleva non
ce l’ha fatta(1) .
Quando, poi, hanno nominato la baronessa
inglese Ashton (2) “Alto commissario per la politica
estera”, siamo rimasti un po’ basiti, allorché
la nobildonna ha ammesso – che ha sì tanta
buona volontà – ma che no, di politica estera
non ne capisce una mazza. Almeno un 5/6? No,
pare proprio un 4.
Abbiamo osservato questo circo Barnum della
politica europea avanzare, nominare un tipetto
come Blair responsabile per la Pace in Medio
Oriente – che è come incaricare Moggi per la
scelta degli arbitri – oppure un trombato in mille
elezioni come Tajani ai Trasporti prima ed
all’Industria poi. A nostro modesto avviso, l’hanno
mandato là perché iniziavano a credere che
portasse sfiga.
Insomma, fino ad oggi questa pletora di sfigati
che manco conoscono le capitali, confondono
la geopolitica con i balli al Rotary e producono
infine una quantità di carta impressionate – ci
si potrebbe tappezzare San Pietro – si sono
accontentati di scaldare, a suon di milioni, delle
sedie pagate da noi.
Chissà che fine avranno fatto quei due ragazzi?
Saranno riusciti a percorrere tutta la “filiera”
della politica? Avranno lucidato abbastanza
sedie e poltrone prima d’occuparle (3) ? Infine, saranno
stati costretti a sottoporsi ad un trapianto
di lingua? Ah, saperlo…
OGGI, PERÒ, QUALCOSA È CAMBIATO:
MENO MALE, DIRETE VOI, E INVECE NO.
Si cambia sempre in peggio: questa è la legge
europea. Già tutte le restrizioni per la guida
sull’alcool m’avevano fatto girare i cosiddetti:
ma come, per colpa degli idioti che vanno in
giro strafatti di coca e di Rum, devo stare attento
se bevo una birra? Oggi, però, siamo giunti
al peggio: signori prego, da questa parte, si
scende un altro scalino.
Quando ho letto che mi toccavano la patata,
m’è salito il sangue alla testa: prendetevi pure
tutto, ma la patata no!
La patata è una delle poche certezze della vita:
anche nei momenti di peggior disperazione,
una patatina aiuta sempre, tutti lo sanno.
Ebbene, quel mascalzone portoghese che comanda
il plotone chenonsamancolecapitali ha
deciso che saranno coltivate in Europa le patate
Amflora (4) , puro OGM, per “soli usi industriali”.
Va beh, direte voi, ci faranno amido, poi zucchero
l’amido sarà immesso nei mangimi per animali.
Per non lasciare sola la patatina, hanno
deciso di “approvare” anche tre qualità di mais
OGM, che saranno solo importate e non coltivate
in Europa. Tre pannocchie per una patatina:
però…
Piccolo particolare della patata Amflora: contiene
un gene che interferisce, forse annulla – ma
lo sapranno per certo? E solo quello? – l’azione
degli antibiotici (uno? tre? quanti?). Non fa
nulla: s’à da provà.
Ovviamente, com’è ovvio che sia e come tutti
siamo certi che sarà, ogni Stato potrà decidere
liberamente, poiché Barrito Barroso ha concluso
con una chicca: “quel provvedimento, fa parte
di una riflessione sulla politica degli OGM.”
Ora, mi scusi signor Barrito ma, se questa è la
nuova logica europea, perché mettiamo in galera
chi violenta una donna in un androne? Non
stava anch’egli “riflettendo” sulla sessualità trasgressiva?
E chi fucila? Riflette sulla pena di
morte?
Confessiamo, fra un barrito e l’altro, di non riuscire
a seguirla: generalmente, la riflessione
precede l’azione. In modo più popolare, usa
dire: accendere il cervello prima di parlare. Ah,
già, non sanno manco le capitali…
L’azienda che userà quei prodotti (e chi li coltiverà
in Europa? Boh…) è la nota BASF –
Badische Anilin und Soda Fabrik – uno dei
marchi “storici” della chimica tedesca, credo il
più antico (senza la BASF, la Seconda Guerra
Mondiale sarebbe durata la metà).
L’amido OGM, però, sarà usato per i mangimi
che nutriranno gli animali. Domanda: quegli
animali, li mangeranno i soli dipendenti BASF
o tutti i tedeschi? O, peggio, prima o dopo tutti
gli europei? E il pop corn fatto con quel mais, in
quali supermercati sarà distribuito? Solo allo
spaccio aziendale BASF?
Le norme saranno severe! Come no, abbiamo
appena scoperto che un nostro senatore è stato
eletto timbrando ventimila schede bianche in
una notte: farete così anche per le bolle d’accompagnamento
delle merci? Su quei trasporti,
manderete Tajani a sorvegliare? Siamo a
posto.
Ma, se da Bruxelles giungono barriti di guerra,
il mondo scientifico – nonostante abbia ancora
le mutande sporche per la “mucca pazza” –
emette qualche guaito: “non si possono mettere
dei limiti alla scienza.”
Oh, certo: andava ben ai tempi di Galileo, oramai
questa risposta sa tanto di merce avariata.
Bisognerà allora ricordare che, quando avvennero
le prime morti per il morbo della mucca
pazza, erano decenni che in Gran Bretagna
nutrivano gli animali con gli scarti di
macellazione, triturati e sterilizzati nei mangimi.
I medici, i veterinari, i biologi inglesi avevano
previsto che un umile pione – poco di più che
un ammasso di proteine – passasse indenne
nella catena alimentare per giungere, infine, all’uomo?
Chi ebbe il compito di studiare la prassi – diciamo
solo assai bizzarra – di nutrire degli
erbivori con della carne? Nessuno fu preso dal
dubbio che, proprio perché erbivori, non avessero
i necessari enzimi per demolirla? E che,
di conseguenza, gli agenti patogeni sarebbero
“passati” indisturbati?
Già, ma la resa in semplici termini di peso – la
trasformazione dei vegetali in carne – non supera
il 5-10%: invece, con il “miracolo” di nutrirli
con la ciccia, s’andava oltre il 20%. Miracolo!
Non assomiglia un poco alla truffa dei
subprime?
La patata Amflora è stata dichiarata “innocua”
(con qualche “mal di pancia”) dalle autorità competenti
(guarda a caso a Parma, dove sorge il
centro europeo che ha questo compito), e quindi
potremo mangiare gli animali nutriti con quei
mangimi: per ora solo sotto forma di wurstel,
per le chips c’è tempo. Domanda: chi mette
una firma sotto quel documento, qualora fra decenni
dovessimo conteggiare dei morti causati
dalla patata transgenica? Dove sarà, all’epoca,
quel tizio? Vivo? In pensione? Vecchietto
rinfanciullito?
A PAGARE SARANNO SOLTANTO
GLI EVENTUALI MORTI:
NESSUN ALTRO, LO SAPPIAMO BENE.
La scienza non è certo democratica, non lo
può essere per struttura, e allora bisognerà
che qualcuno si prenda la briga di controllare
quel che fanno gli scienziati: per chi non lo
avesse capito, quel controllo c’è già oggi, solo
che l’hanno in mano le banche e le lobby finanziarie.
Altrimenti, come spiegare che un commissario
all’Ambiente contrario alla patata OGM – il
greco Stavros Dimas – sia stato sostituito con
il, evidentemente, più “morbido” maltese John
Dalli?
A questo punto, chi ha smesso di credere alla
Fata Turchina avrà compreso quali sono i termini
dell’accordo: qualcuno farà soldi a palate,
i politici riceveranno la loro parte sotto varie
forme (soldi, patatine, ecc) ed a patirne le eventuali
conseguenze saremo noi.
Ci restano due punti da affrontare, e non li
eluderemo: le responsabilità politiche (compresa
la nostra, eventuale, voce) ed il problema
di qualche scienziato che non vuole limiti.
Partiamo dai secondi.
Nessuno vuole censurare la scienza, ma viviamo
in un piccolo pianeta con moltissimi
guai: dobbiamo esser certi che la scienza fornisca
mezzi per migliorare le condizioni di
questo inquinato e disastrato pianeta, non per
peggiorarlo. Se gli scienziati non sono in grado
di fornire questa certezza, altri dovranno
controllare quel che faranno: persone non a
libro paga delle banche, per capirci.
Un mezzo c’è, almeno per la catena biologica:
eseguire delle ricerche sotto Natura, non
sopra di essa. Impossibile?
Negli scorsi decenni, un forte impulso alla produzione
di cereali fu dato dalle ricerche che
condussero – solo tramite incroci, quindi “sotto”
la Natura – ad un rafforzamento degli steli:
prima, enormi quantità di cereali si perdevano
per l’allettamento, causato dal vento. Questo è
un esempio di come si possa migliorare la resa
agricola senza nessun rischio.
E le coltivazioni di primizie in quota (lo fanno in
Alto Adige), dove i parassiti non trovano condizioni
ambientali per attaccare le piante?
C’è molta letteratura che riguarda lo studio delle
simbiosi fra i vegetali, le cosiddette simbiosi
“vantaggiose” per entrambe le specie. Queste
ricerche, però, languono: che dite, Monsanto &
Co c’entreranno qualcosa? E le banche che
“lavorano” con l’industria dei pesticidi?
C’è poi, soprattutto in Occidente, la pessima
abitudine alimentare di mangiare quantità
smodate di carne: nessuno dei carnivori che
conosciamo ha un intestino lungo come il nostro.
Tigri e leoni, in rapporto alla loro altezza,
hanno un intestino lungo la metà del nostro,
per espellere più in fretta le tossine. Quante
malattie della nostra epoca sono dovute all’eccesso
di proteine?
Essere vegetariani è una buona scelta per chi
se la sente ma, anche esserlo parzialmente (la
vera dieta mediterranea), contribuirebbe molto
alla salvezza degli equilibri per il nostro pianeta.
Il quale, se qualcuno non se ne fosse accorto,
sta correndo sul filo del rasoio della penuria
alimentare (follia dei biocarburanti compresa).
Non si tratta, quindi, d’imporre limiti alla scienza,
bensì d’affermare il primato della politica,
poiché in democrazia è chi è stato eletto al governo
della polis a doversi assumere queste
responsabilità.
Ovviamente, quando immaginiamo una polis
ordinata, non ci riferiamo al nostro tempo.
La classe politica italiana, all’unisono, ha reagito
contro la decisione europea…ma…l’Italia
fa parte dell’UE? Ecco i pessimi frutti delle Costituzioni
non vagliate dalle popolazioni, dei trattati
imposti dalla nuova nobiltà, come nei secoli
bui.
Oggi, assatanati dalla prossima campagna
elettorale, timorosi di perdere lo 0,1% dei consensi,
ne potremmo trovare uno solo che si
pronuncia a favore degli OGM? Ma va là…
Passerà un po’ di tempo, giungerà l’Estate ed
andremo in vacanza (chi può…): chi non potrà,
si concederà almeno qualche passeggiata
serale in più e qualche TG di meno. E, quello,
sarà il momento.
Non sarà necessario strombazzarlo ai quattro
venti, imbastire polemiche: sarà sufficiente inserire
un miserrimo comma in uno dei tanti
decreti “milleproroghe” mediante i quali – di
proroga in proroga – governano senza mai approvare
nulla, in barba alla Costituzione, che
prevede il Decreto Legge solo per le procedure
d’urgenza (art. 77).
PERCHÉ LO FARANNO?
Poiché, mentre s’acclamano l’un l’altro per la
loro contrarietà agli OGM, sono tutti convinti che
ogni mezzo per incrementare il sacro PIL sia
da utilizzare: gli scienziati? Mi dispiace per loro:
sono soltanto dei timbracarte, gente che deve
firmare di tutto per avere la vita facile. Non firmi?
Ricercatore precario a vita.
In fin dei conti, OGM, “mucca pazza” e subprime
sono ingredienti della stessa, mefitica pozione:
credere che si possano ingannare
impunemente le leggi dell’economia (oikos
nomos, “norme per la casa”) e quelle della
Natura.
Le seconde, ahimé, sono le più “toste”.
Se ingannare sul fronte economico può causare
povertà e perdita di diritti, attentare alle leggi
della Natura come apprendisti stregoni può far
di peggio, molto peggio: nessuno di loro può,
oggi, mettere una firma per assicurare che fra
vent’anni non ci sarà la replica della “mucca
pazza”. “Antibiotico pazzo 2, la vendetta”.
Eppure, strombazzano, strepitano, s’inalberano
e truffano, mentre i banchieri riempiono loro
le tasche di soldi, pagati con la nostra salute.
COSA CI RESTA DA FARE?
Ciascuno, ovviamente, pensa con la propria
testa ed agisce di conseguenza: già questo lo
pone un gradino sopra Barrito Barroso il quale,
mentre la fa, “riflette” se doveva proprio farla.
Poveri i suoi calzoni.
L’unico modo che abbiamo, oggi, per far comprendere
la nostra contrarietà a questa politica,
a questo malaffare è non correre più dietro
alle loro pernacchie. Smetterla di seguirli in TV,
smetterla di votarli.
Si dirà che andranno avanti ugualmente: per
certo.
In un Paese come l’Italia, però, tutto si basa sul
fatto che la gente, tutto sommato, accetti questo
disgusto – rigorosamente bipartisan – e
che lo consideri veniale: di conseguenza, che
si rechi alle urne, magari anche per votare il più
“dissenziente” dei partiti. Il quale, alla prima
occasione di mettere le mani sul malloppo,
sostituirà il “dis” con un “con”.
Ciò che ci chiedono con il voto non è più una
scelta fra diverse posizioni od idee: è semplicemente
la conferma della nostra servitù al loro
sistema di potere.
Qualcuno si chiederà perché non nascano nuove
formazioni politiche, più vicine al “sentire” di
molte persone: fin quando l’80% degli italiani li
voterà, si sentiranno tranquilli e sicuri. Proviamo
ad immaginare una partecipazione al voto
che scenda al 60%: un assenteismo consapevole
del 20-30% inizierebbe a spaventarli. Perché?
Poiché questo branco d’acchiappatopi comincerebbe
a temere che, una nuova forza politica,
potrebbe di colpo raccogliere un bottino consistente
ed entrare in Parlamento con lo strascico
rosso. Di conseguenza inizierebbero, come
sono abituati a fare, a dilaniarsi fra di loro come
le iene quando c’è carestia, perché un nemico
silenzioso li attenderebbe al varco e metterebbe
in dubbio il pasto di domani.
D’altro canto, dobbiamo ricordare a noi stessi
che, prima d’intraprendere qualsiasi nuovo
cammino, bisogna sgombrare le macerie, che
non sarà facile: potremmo avere ancora anni di
berlusconismo, anche senza Berlusconi.
Perciò, fate come credete, ma pensateci bene
prima di metter mano alla tessera elettorale. E
pensateci anche quando direte: mangia la
bistecchina, Gigino, mangiala, è buona…
Articolo liberamente riproducibile a condizione che sia riprodotto interamente
citando la fonte:
Carlo Bertani
(1) Vedi: www.osservatoriobalcani.org
(2) Vedi: www.ariannaeditrice.it
(3) Per chi amasse approfondire la genesi della
classe politica italiana:
Carlo Bertani blogspot
(4) Fonte: La Repubblica
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In questa sezione sono consultabili alcuni degli articoli tratti dal periodico ITALICUM, pubblicato dal Centro Culturale.
Copie saggio:
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