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Gli articoli
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Dal numero novembre-dicembre 2010:
FOCUS: Una democrazia senza dissenso
Camusso... Chi era costei?
di ETTORE RIVABELLA
CERTAMENTE Susanna CAMUSSO non può essere considerata la “Carneade” del sindacalismo italiano. Entra nella CGIL nel 1975, milita nel Partito Socialista Italiano. Dal 1977 al 1997 dimostra capacità e competenza ricoprendo prima incarichi di dirigenza nella FIOM milanese, quindi lombarda ed infine entra nella Segreteria Nazionale dei metalmeccanici della CGIL. Dopo un breve passaggio alla Segreteria Regionale del Sindacato Agroalimentare, viene eletta, nel 2001, alla direzione della struttura orizzontale della CGIL lombarda, la più grande organizzazione territoriale del sindacato in Italia. Questo è il trampolino di lancio che gli permette nel 2008 di entrare nella Segreteria Confederale e quindi di assumere l’incarico di Vicesegretario vicario della CGIL, che prelude la sua elezione, il 3 Novembre 2010, a Segretario Generale al posto di Guglielmo EPIFANI.
Detto questo, però è anche vero che ai più, a quanti non si interessano direttamente degli organigrammi sindacali Susanna CAMUSSO è ancora una “sconosciuta”.. Come si è accennato la sua estrazione socialista la pone direttamente in linea di continuità con il suo predecessore e questo conferma che la parentesi EPIFANI diventa uno iato di ben più importante significato. In effetti la posizione dell’allora Segretario della CGIL era parsa per tutto il suo mandato fragile e spesso insidiata dalla sinistra massimalista ed ideologizzata facente capo alla FIOM di LANDINI e CREMASCHI. A quanto pare, a parte qualche elemento di dissenso, che si è confermato anche al momento della elezione della CAMUSSO, con qualche voto contrario e con qualche astenuto più del previsto, gli equilibri interni non erano così precari e il controllo da parte della corrente riformista era ben solido.
Certo la partita che si sta giocando in CGIL è importante per le sorti della sinistra italiana. Certo la Segreteria CAMUSSO non modificherà i rapporti con i riferimenti politici della maggiore organizzazione sindacale italiana, ma la conferma della linea “moderata” ha obbligato la componente massimalista a scelte per lo meno inusuali, quale ad esempio il presentare una legge sulla rappresentatività e rappresentanza sindacale in coppia con uno strano partner quale l’IDV di DI PIETRO.
Quale sarà invece il compito della nuova Segretaria Generale della CGIL? Forse quello di riportare il sindacato verso una presenza più incisiva ai Tavoli allontanandolo da un Aventino pericoloso per sé per i lavoratori e per la stessa sinistra politica. A conferma di questa ipotesi stanno le scelte della nuova Segreteria. Innanzitutto la conferma di voler restare al Tavolo con Confindustria a discutere sulla produttività dando una sberla alla FIOM ma subito facendogli una carezza confermando la correttezza della scelta della mancata condivisione dell’accordo separato sul contratto di categoria e sulle deroghe al contratto stesso. Questo permette a BOMBASSEI di dire “che intravvede qualche elemento positivo nella nuova strategia della CGIL”. In effetti Confindustria ha avuto qualche incomprensione con EPIFANI, specie per la mancata firma dell’accordo sul nuovo modello contrattuale del gennaio del 2009, ma certamente la CGIL ha nella pratica accettato questo nuovo modello firmando i rinnovi contrattuali, attuati in conformità con lo stesso, escluso ovviamente quello dei metalmeccanici. Diversa è infatti la posizione di LANDINI e della FIOM, che confermano la posizione isolazionista e concentrano l’attività del sindacato sulla tutela dei diritti, a differenza della scelta, ormai palesemente maggioritaria, della CAMUSSO, che rivendica invece la ineluttabilità della svolta concertativa in ogni momento della vita sindacale. Se quanto sopra conforta le controparti datoriali, non viene tuttavia attenuata l’ostilità nei confronti delle scelte del Governo e del suo Piano di Stabilità, incapace di un reale rilancio dell’economia e colpevole di non rifinanziare in maniera congrua gli ammortizzatori sociali, creando quindi le condizioni per un processo di espulsione dall’attività lavorativa di migliaia di lavoratori nei primi mesi del 2011 Queste posizioni trovano sponda con le critiche della MARCEGAGLIA e fanno comprendere come il quadro politico sia in rapida evoluzione e, in questa nuova ottica, lo stesso paventare lo Sciopero Generale assume connotazioni ben diverse rispetto ad alcuni mesi orsono.
Quindi il compito della CAMUSSO è certamente ambizioso, ricondurre il sindacato nell’alveo concertativo, riapprocciare un rapporto collaborativo con Confindustria e con CISL e UIL, attaccare il Governo su temi caldi quali la Manovra Finanziaria e la proposta di SACCONI sullo “Statuto dei Lavori”, riportare la CGIL ad essere funzionale ad un PD, che da parte sua ha ancora qualche problema a capire che strada prendere.
Il quadro istituzionale e politico in cui si trova ad operare è d’altronde alla ricerca di nuovi equilibri e quindi le opportunità ci sono per tutti coloro che sapranno coglierle....
Fiom Cgil: il sindacato sull’Aventino
Il Movimento Sindacale in Italia ha affrontato la crisi economica mondiale in ordine sparso, al contrario delle altre realtà europee, ove le organizzazioni dei lavoratori si sono presentate compatte e con una strategia largamente condivisa. In effetti, se vediamo le manifestazioni in Grecia e l’attuale tensione sociale che pervade la Francia con scioperi ad oltranza in opposizione alla politica sociale di SARKOZY e alla sua riforma del sistema pensionistico, non appaiono fratture all’interno del fronte sindacale, a prescindere dai riferimenti politici di appartenenza. Al momento non sembra che questa unità abbia modificato le decisioni dei vari governi, ma certamente evidenzia una dinamica sociale ben differente dalla realtà italiana..
In effetti le Organizzazioni Sindacali italiane appaiono ormai divise pressoché su tutto: da una parte la CGIL , in particolar modo la sua Federazione metalmeccanici FIOM, e dall’altra la CISL, la UIL e, seppur anche lei in maniera separata dalle precedenti e con qualche distinguo di non poco conto, la UGL.
La FIOM CGIL, organizzatrice della manifestazione di sabato 16 ottobre, ha assunto un ruolo di pregiudiziale opposizione a qualsiasi accordo con controparti istituzionali o datoriali. La cesura è avvenuta platealmente con l’accordo di Pomigliano, ma questo rappresenta solo l’episodio più eclatante di una scelta isolazionista che pone la FIOM CGIL su un virtuale Aventino, in aperto contrasto con le altre organizzazioni di estrazione confederale.
Questo elemento ha una forte caratterizzazione politica, confermata dall’immagine della Piazza nella citata manifestazione, infatti Piazza S. Giovanni dava uno scenario composito di bandiere di partito e di organizzazioni della sinistra extraparlamentare. D’altronde lo stesso VENDOLA, al Congresso della sua formazione politica, ha dichiarato che “si deve ricominciare” proprio “da Piazza S. Giovanni” . Tale scelta, tuttavia, limita le possibilità di un recupero dello strappo e nel contempo caratterizza la FIOM e la CGIL, seppur in subordine, come elemento unificante della sinistra a fronte di una crisi delle forme politiche di rappresentanza di tale area. Il fatto tuttavia che la FIOM eserciti questo ruolo prettamente politico determina ovviamente delle pesanti conseguenze nel mondo del lavoro e nelle strategie sindacali. L’assenza dai tavoli della FIOM e della CGIL, che volente o nolente è il principale sindacato italiano, e la conseguente scelta di andare ad accordi senza la loro firma, indebolisce a priori il Movimento Sindacale, che si vede privato di una componente numericamente importante e fortemente radicata nel territorio e nelle aziende. Questo determina una minore capacità di contrastare le posizioni datoriali e un piatto della bilancia che pesa in buona fine meno dalla parte dei rappresentanti dei lavoratori... tutto ciò in un momento di crisi economica ancora in essere e di crisi occupazionale che non sembra aver ancora toccato il suo massimo. D’altronde sul perché dell’accordo di Pomigliano ci siamo già dilungati e il fatto che è stato in definitiva approvato,certamente con motivazioni diverse, ma pur sempre dalla stragrande maggioranza dei lavoratori coinvolti è altrettanto incontestabile. Tuttavia diventa sempre più pressante l’esigenza del Movimento Sindacale di darsi una nuova strategia che risponda alle criticità evidenziate dalla attuale crisi del sistema economico mondiale, che altrimenti troverebbe soluzioni tali da prevedere solo una ulteriore riduzione delle tutele e delle retribuzioni reali , fermo restando gli altri aspetti del contesto produttivo.
Quanto sopra può trovare una soluzione positiva solo se si riesce a realizzare una svolta partecipativa che porrebbe la CGIL sola di fronte alle sue contraddizioni e all’incapacità di darsi una reale strategia alternativa al conflitto di classe . Questa opportunità epocale troverebbe concordi ministri chiave dell’attuale governo, quali SACCONI e TREMONTI, organizzazioni sindacali come CISL e UGL e un interesse trasversale del mondo politico e di tutta l’area cristiano sociale.
Se poi si riuscisse a dare vigore e cogenza al concetto di Responsabilità Sociale dell’Impresa, si potrebbe contribuire a quel processo di svolta verso un superamento della attuale crisi strutturale del capitalismo finanziario.
In alternativa potremmo invece trovarci di fronte ad un’evoluzione dello scenario politico sindacale con un riavvicinamento della CGIL alla CISL e alla UIL. L’elezione di Susanna CAMUSSO a Segretario Generale della CGIL potrebbe confermare e rafforzare questo mutamento nella strategia del principale sindacato italiano. La CAMUSSO, in effetti, ha cominciato a muoversi con una certa cautela, confermando la partecipazione al Tavolo di Confindustria sulla produttività e assumendo una posizione più morbida nei confronti della MARCEGAGLIA. D’altronde la sua elezione rappresenta una conferma del consolidamento al potere dell’ala riformista della CGIL e l’ineluttabilità della progressiva marginalizzazione della FIOM e della componente massimalista. Se poi questo preluda ad un abbandono dell’Aventino da parte della CGIL saranno le future mosse della CAMUSSO a confermarlo, in un quadro politico in rapida evoluzione, dove alleanze tattiche e obiettivi strategici comuni si creano e dissolvono nel rapido volgere delle settimane. Certamente la CGIL mantiene una posizione fortemente antigovernativa, evidenti e continui gli attacchi a Sacconi e Tremonti, ma ora trova sponda in alcune pesanti dichiarazioni Confindustriali e nelle posizioni di alcuni movimenti e partiti politici, non più unicamente appartenenti all’opposizione di sinistra. Quanto sopra ha obbligato la FIOM a modificare le sue scelte strategiche e, forse per rompere un pericoloso accerchiamento, a tentare alleanze prima imprevedibili, come la presentazione di una riforma sulla “Rappresentanza e Rappresentatività sindacale” di concerto con l’IDV, scombinando ulteriormente le carte di un panorama politico alla ricerca di nuovi e non facili equilibri.
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