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maggio-giugno 2005:
Focus: Che fare ?
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ITALICUM Dal numero
maggio-giugno 2005:
Promuovere la partecipazione attiva dei popoli alle scelte
LT
Che fare? E' una domanda che al di la dei riferimenti storici leniniani, esprime meglio di ogni altra la condizione di disorientamento nel nostro presente e l'assenza di prospettive tipica dell'attuale momento storico. Si avverte l'assenza di radici storico - culturali, confinate nei meandri della memoria individuale come un retaggio di un passato destinato ad estinguersi con noi stessi. Si riflette su se stessi, con analisi introspettive spesso con l'ausilio degli psicoterapeuti, nell'illusione che la psicanalisi possa fornire risposte più obiettive e verificabili della vecchia religione, per pervenire agli interrogativi dell'uomo di sempre: da dove vengo? Dove vado? Tuttavia in questa epoca attuale, tali interrogativi assumono un particolare significato: data l'assenza di valori condivisi e di una comunità umana in cui il singolo possa riconoscersi e rapportarsi con l'altro, il problema esistenziale delle finalità umane si inserisce in un contesto di isolamento sociale in cui ognuno è fine a se stesso e tutti gli individui costituiscono gli elementi di una società composta di microcosmi destinati a vagare senza meta e perdersi in un mondo esterno assume le sembianze di un "buco nero" che tutto fagocita ed assorbe. La radice dell'individualismo contemporaneo forse è proprio in questa personalizzazione del mondo, in questa pervicace interiorizzazione del se come estremo baluardo di difesa da un mondo in cui non ci si riconosce.
Assistiamo oggi alla decomposizione della società che deriva dalla scissione dell'io, che assume tante personalità diverse, quanti sono i ruoli che assume nella società. E quindi l'io vive una sua vita dominata dalla razionalità economica nel lavoro, funzionale al sistema produttivo, ne vive un'altra nell'ambito privato della famiglia e degli amici, peraltro spesso confusa e precaria, un'altra ancora nella sfera interiore, fatta di impulsi originari, collegati a tracce di spiritualismo derivanti da esigenze incomunicabili ed insoddisfatte. Da tale riflessione emerge l'impotenza dell'io ad incidere ed essere compartecipe del mondo circostante. Non esiste un'etica, un principio che contenga in sé integralità della vita, che possa essere alla base dei rapporti interpersonali. La società contemporanea si struttura su questa schizofrenia collettiva: la razionalità economica imposta dal consumismo è inconciliabile con esigenze della personalità umana estranee al ruolo produttivo cui è adibito ogni individuo. L'economicismo liberista omologa tutto e tutti quali fattori di produzione e consumo, ma al contempo isola e respinge tutti in una condizione di emarginazione impotente. Ciò accade perché l'economicismo non contempla alcun valore dell'esistenza umana (in primis la libertà), estraneo al soddisfacimento dei bisogni materiali. Fino a ieri, tali problemi erano contestuali ad una società opulenta, in cui il benessere aveva rimosso i problemi legati alle necessità primarie. Oggi l'orizzonte è mutato: le ricorrenti crisi economiche evidenziano che il capitalismo non è più in grado di assicurare occupazione e benessere. Quindi, tanto più le difficoltà economiche divengono pressanti, tanto più l'economicismo assorbe la vita di ognuno e tanto più si manifestano incolmabili divaricazioni tra individuo e comunità, tra società ed istituzioni, tra stati nazionali e globalizzazione capitalista.
Si è discusso fino alla nausea delle morte delle ideologie e del vuoto culturale e ideale conseguente. Le ideologie emergevano da realtà storiche, da determinati presupposti strutturali della società. Oggi questa problematica si è capovolta: lo sviluppo della tecnologia multimediale e l'influsso massiccio dei media nella vita dei singoli ha determinato il sopravvento del mondo virtuale su quello reale. E' in base al credo ideologico progressista della globalizzazione e dell'assolutizzazione del profitto che si impongono le tecnologie dei processi produttivi, le tendenze del mercato finanziario, i consumi, la cultura, la morale individuale e collettiva. Che il liberismo non produca risultati economici adeguati ai bisogni reali della società non è un argomento rilevante, l'importante è invece l'affermazione di una struttura e di un potere economico conforme ai fondamenti ideologici liberisti. Che l'Europa della BCE sia un fallimento economico e politico è a tutti evidente, ma ciò che interessa le elites è che essa sia omologata al capitalismo globale. Che gli sviluppi della tecnologia in tema di embrioni ponga seri problemi etico - morali e siano di dubbio valore scientifico non sono argomenti validi, qualora tali considerazioni siano d'ostacolo allo sviluppo di un progresso verticale, ineluttabile e in perenne espansione, ma che può essere definito tale solo su basi ideologiche.
Dunque, che fare? Dinanzi a classi dirigenti europee e mondiali che perseguono quasi all'unanimità strategie rifiutate dal dissenso sociale diffuso, si intravedono i germi di una nuova realtà epocale. Le istituzioni sono arroccate sui dogmi ideologici dell'economicismo liberista, per la cui preservazione non mancheranno di ricorrere alle più dure repressioni palesi ed occulte. Emergono dalla realtà sociale certezze, quali l'irriducibilità dell'uomo alle funzioni economiche del capitalismo, le differenze etniche e culturali di popoli (Cina, India, Iran in primis), non sono omologabili all'imperialismo USA.
Occorre cercare dialogo ed intraprendere iniziative atte a recepire le istanze e le esigenze dei popoli europei, uniti solo rifiuto della realtà presente. Occorre ricercare ed elaborare idee scaturire dal dibattito e dalla partecipazione attiva dei popoli alle scelte, creare, al di la delle vecchie contrapposizioni ideologiche, nuovi schieramenti, basati sullo spontaneismo della protesta che presto si manifesterà in tutta la sua evidenza dinanzi alla crisi del capitalismo e alla fine dei ceti medi. Ma occorrerà fare presto, il tempo incalza e le accelerazioni improvvise della storia non attendono analisi intellettuali e idealità confinate nei paradisi artificiali dell'ideologia.
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