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marzo - aprile 2005: Focus: Un mondo senza Europa
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ITALICUM Dal numero marzo - aprile 2005:

RECENSORI SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Intervista a Carlo Gambescia

Incontro con Carlo Gambescia a cura della redazione di Italicum sulle nuove uscite della collana “Le Interviste” per le edizioni del “Settimo Sigillo”: Thomas Molnar, Dove va la tradizione cattolica? (a cura di Bernard Dumont), Enzo Erra, Dove vanno le ideologie? (a cura di Enzo Cipriano), Claudio Bonvecchio, Dove va l'idea di tradizione? (a cura di Luca Leonello Rimbotti), Lionello Lanciotti, Dove va la civiltà cinese? (a cura di Francesco Palmieri)

Eccoci di nuovo a parlare delle ultime uscite di una collana che rappresenta, sicuramente nell'ambito dell'editoria non conformista, un'iniziativa originale e mai tentata prima. O no?
Certo, e la ringrazio. I lettori hanno apprezzato e capito l'importanza e la novità dell'iniziativa: i primi tre volumi stanno andando molto bene, soprattutto quello di Accame e Preve, Dove va la destra? Dove va la sinistra?, ma anche gli altri: la mia intervista a Domenico de Simone, Dove va l'economia?, e quella a Lottieri, Dove va il pensiero libertario?, curata da Riccardo Paradisi.

E la critica?
Devo dire che i volumi hanno avuto recensioni positive. Ricordo, a proposito dell'intervista Accame-Preve, una bella pagina di Luciano Lanna sul Secolo d'Italia… Fa piacere che si capiscano gli sforzi di un editore generoso come Enzo Cipriano. Con qualche eccezione ovviamente.

A chi si riferisce?
Non mi riferisco tanto alle recensioni dedicate alle interviste quanto al trattamento, diciamo poco cavalleresco, o poco educato se preferisce, riservato al filosofo Costanzo Preve, proprio da chi invoca quotidianamente, e giustamente, il superamento dell'inutile discrimine destra-sinistra…

Sia più chiaro...
Come lei ben sa, Costanzo Preve, filosofo e notissimo studioso di Marx, ha di recente pubblicato con Settimo Sigillo, oltre all'intervista con Accame, due volumi: L'ideocrazia americana e Filosofia del presente. Bene, io non mi lamento affatto per le recensioni negative, poche a dire il vero, ma per il loro tono. Non si può recensire un libro di Preve, come Filosofia del presente, come se fosse un libro di barzellette scritto da Totti. C'è un problema di forma: io non mi permetterei mai di fare battute su un testo di Evola o di Adriano Romualdi.

Probabilmente è il vecchio vizio di certa destra… Che al ragionamento preferisce la battuta, nemmeno spiritosa…
Non saprei… Credo però che alle idee si debba rispondere con le idee. E che sia necessario, perché conforme, come dire, alla regole della cavalleria intellettuale, rispettare l'avversario, soprattutto se di valore. In questo senso Preve è stato fin troppo generoso e cavalleresco nell'imporsi di replicare a certe critiche filosoficamente acerbe e non proprio da “cavalieri antichi“… Ma l'uomo Preve è così: come ogni autentico filosofo, avverte il bisogno, direi antropologico, di ascoltare e comunicare con tutti, anche magari con chi non merita affatto. Oltre che un pensatore di prim'ordine, Preve è una bella persona, e per Enzo Cipriano e per me, piaccia o meno, è un onore e un piacere pubblicarlo.

Ma ora lasciamo da parte i recensori sull 'orlo di una crisi di nervi… E parliamo invece delle nuove uscite.
Sì. Mi lasci però solo aggiungere che ci saranno altre sorprese, altri autori della levatura di Preve: la collana “Le interviste” ha una apertura ideologica a 360 gradi. E la “sdoganatura” è appena iniziata… Ciò significa pure, che se giungessero da quegli stessi ambienti, come lei dice, sull'orlo di una crisi di nervi, proposte culturali interessanti, di “livello”, sarei il primo a prenderle in considerazione…

Ora però parliamo delle interviste…
Va bene. Allora le consiglio di leggere subito Dove vanno le ideologie? Vi troverà un Enzo Erra, più agguerrito che mai, che risponde, ben pungolato da Enzo Cipriano, a un quesito affascinante. Tutta l'intervista è un lungo excursus storico e politico attraverso il Novecento: Erra oppone alle astrattezze e fallimenti di due ideologie come comunismo e liberalismo (anche se oggi apparentemente vincente), la concretezza e vitalità di una antideologia per eccellenza: il fascismo. Ovviamente, non tutto è condivisibile, almeno dal mio punto di vista, ma si tratta di un lavoro ricco e provocatorio. E poi voglio godermi il merito di aver messo insieme due “cavalli di razza“, abituati a galoppare su terreni differenti, ma contigui: Enzo Erra, scrittore e storico, ed Enzo Cipriano, editore.

Lei parla di aperture a 360 gradi, poi però dà spazio al fascismo e pubblica addirittura due interviste, a Bonvecchio e Molnar, sulla tradizione: a che gioco vuole giocare?
Anche se non interessa a nessuno, colgo l'occasione per dichiarare che non sono mai stato fascista… Né mai lo sarò. Ovviamente respingo anche ogni altra forma di dittatura rossa o bianca che sia. Ho una formazione accademica e sociologica, che mi consente, per quanto umanamente possibile, di guardare le cose dall'alto. Ho amici e conoscenti negli ambiti politici più disparati: e a dirla tutta amo troppo la libertà. Se mi chiedessero di scegliere tra libertà e disordine da un lato e ordine senza libertà dall'altro, sceglierei subito il disordine…

Siamo alle solite. Lei così non si fa molti amici …
Ormai ci sono abituato. Ma voglio finire di rispondere alla sua domanda: ecco, non mi interessa il fascismo in quanto tale, ma le idee, ancora oggi eversive di tutta quell'area non conformista, soprattutto francese, tedesca e italiana, che negli anni Venti e Trenta del Novecento si mosse intorno al fenomeno: molti intellettuali che vissero in quel mondo incandescente e magmatico morirono in camicia nera, alcuni divennero addirittura comunisti, altri restarono nell'alveo del cattolicesimo, altri ancora rientrarono nei ranghi del liberalismo. Da questo punto di vista l'intervista a Erra può rappresentare un prezioso punto di vista, rigoroso e intelligente, ma “interno”, che può però farci capire la differenza di percorsi e le ragioni di dissenso, tra un Maritain e un Drieu la Rochelle, tra uno Spirito e un Perroux, tra un Raymond Aron e un Carl Schmitt, eccetera.

E col tradizionalismo come la mette?
L'intervista a Molnar, Dove va la tradizione cattolica?, è un pezzo di storia del tradizionalismo cattolico della seconda metà del Novecento. Di più: grazie all'abilità di Bernard Dumont, caro amico e direttore di Catholica, viene fuori dall'intervista quella che io chiamerei una tradizione cattolica vivente e non imbalsamata. Il tradizionalismo di Molnar, un grande filosofo che conosce apprezza le scienze sociali, è un tradizionalismo intelligente, attento al trascendente in senso cristiano, ma anche a come coniugare i valori assoluti con quelli immanenti della quotidianità cristiana e del realismo politico…

Va bene. Passiamo allora al tradizionalismo di Bonvecchio…
Io credo, e con me Enzo Cipriano, che il professor Claudio Bonvecchio sia uno dei maggiori filosofi della politica italiani, proprio per la sua capacità di sintesi, ma anche per la ricca apertura ai problemi della grande teoria politica: dai significati dei simboli politici alle implicazioni filosofiche di concetti come quelli di ordine e di crisi. A chi è stanco di una filosofia politica utilitaristica o neokantiana alla Rawls, o per rimanere in Italia alla Veca, consiglio di leggere le sue opere. Quanto alla sua intervista, Dove l'idea di tradizione?, curata da Luca Leonello Rimbotti, credo che il professor Bonvecchio dia il meglio di sé: oltre a dialogare indirettamente con i grandi padri della Tradizione, quella con l'iniziale maiuscola, ci restituisce una tradizione, se mi passa l'espressione, secondo il Bonvecchio-Pensiero: sintesi felice di valori colti, di letture sterminate e soprattutto assimilate, di pratica su se stessi, e infine di quella passione o vitalità, veramente prodigiosa, che valorizza la pagina di Bonvecchio. Pur non essendo un tradizionalista, sono entusiasta dell'intervista: finalmente non il solito mantra, ma un testo di filosofia, come dire, di lotta e di governo: per riflettere ma anche per agire. Concludendo: fascismo e tradizione, come occasioni per andare oltre, o comunque per rileggere, in modo provocatorio, appunto a 360 gradi, fenomeni che spesso sono demonizzati a sinistra e ingessati a destra. E comunque, non studiati seriamente.

D'accordo. Vuole parlare ora dell'ultima delle quattro interviste, quella sulla Cina?
Certo, e con grandissimo piacere. Devo l'onore di aver potuto pubblicare il professor Lanciotti, decano dei sinologi italiani, a Francesco Palmieri, a sua volta giornalista e sinologo, e buon amico di Enzo Cipriano. Palmieri raccolse al volo il mio invito a editare Dove va la civiltà cinese? proponendomi di intervistare il professore. Il libro è molto interessante, perché oltre soddisfare, e con grande ricchezza di argomenti, la curiosità dei lettori, rievoca personaggi come Giovanni Gentile, Giuseppe Tucci, ai quali l'orientalistica italiana deve molto, grandi poeti come Ezra Pound, che amarono la Cina, e altre figure ancora. Il volume si segnala anche per una bella appendice iconografica, in cui sono riprodotte alcune lettere di Pound, recuperate dal professor Lanciotti. Quanto al dove stia andando la Cina, l'autore invita tra le righe a chiederci piuttosto dove stiamo andando noi, occidentali. E soprattutto, se e quanti sforzi stiamo facendo per capire veramente, e non solo per incrementare i profitti, il senso profondo della grande cultura cinese.

Insomma lei non è fascista, non è tradizionalista, ma pubblica cose che a sinistra ritengono fasciste, e all'estrema destra addirittura antifasciste: lei è proprio un bel tipo…
Ha ragione. Enzo Cipriano, il “padrone”, scherzosamente mi dice spesso la stessa cosa. Ma credo questo sia anche il problema di Italicum e dei non conformisti veri: quelli che di solito finiscono sulle liste di proscrizione di tutte le parti in lotta. Ecco, malgrado le aperture e la costante evoluzione teorica, si continua a ritenere Italicum, a sinistra una rivista fascista e magari rea di chissà quali tattiche di “infiltrazione”, e a destra colpevole di tradimento verso una mitica purezza ideologica… Non è una vita facile, né per me né per voi, cari amici. Ma purtroppo, per ora è così: la destra ci legge e non capisce, la sinistra non ci legge, o legge poco, e quindi capisce ancora meno. Ammesso e non concesso che siano tutti in buona fede…

(a cura della redazione di Italicum)


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