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gennaio - febbraio 2005: Focus: Il genocidio del welfare
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ITALICUM Dal numero gennaio - febbraio 2005:

NO ALLA TURCHIA IN EUROPA

Maria Carotenuto

Lepanto 1571, Vienna 1683, Brussels 2014 ?
Ovvero riusciremo ad impedirlo ancora una volta, oppure finalmente la Turchia potrà annettersi la “vecchia e stupida Europa”, e questa volta senza sparare un colpo, ma ricevendone anche aiuti finanziari? La battuta è ovviamente provocatoria, ma non troppo, se si considera che la Turchia oltre a poter contare sul più consistente gruppo di rappresentanti nel Parlamento europeo, con i nuovi meccanismi di voto (e di veto) basati sulla numerosità della popolazione, avrà un peso assolutamente determinante nelle decisioni della UE. Guardando poi i dati economici e quelli sul grado di conformità alle regole democratiche, forniti dagli stessi euroburocrati così solleciti nel dichiarare la Turchia pronta ad entrare, si capisce che ci stanno facendo ingoiare il più grosso rospo da quando è stata istituita la comunità europea, che rischia davvero di strozzarci.

Sull’economia in generale e gli aiuti economici UE alla Turchia
Dal doc. ufficiale della Commissione Europea “Issue Arising from Turkey’s Membership Perspective” 6-ottobre-2004 final“Mentre la popolazione e il territorio della Turchia sono comparabili con quelli totali dei 10 stati membri presi tutti insieme, il PIL [prodotto interno lordo] pro-capite, in termini di PPS [potere d’acquisto] è molto più basso. Se la Turchia si unisse oggi alla UE a 27 stati, il PIL medio pro capite dell’Europa diminuirebbe del 9 % “
In altri termini, il PIL pro-capite della attuale UE a 25 stati, già inferiore di quello della UE “classica” a 15 stati, è di circa 21.000 Euro, mentre la Turchia ha oggi un PIL pro-capite di soli 3.000 Euro e bisognerà riequilibrare la situazione. Come? Facile: destinando alla Turchia tutti i fondi strutturali europei per l’assistenza alle aree depresse (più gli aiuti all’agricoltura, vedi oltre)
Da “Issue Arising....”: “Si deve notare che la Turchia sarebbe eleggibile per un sostanziale ammontare delle spese per le politiche strutturali. Un numero di regioni che beneficiano dei fondi strutturali perderebbero la loro eleggibilità a causa dell’abbassamento della media del PIL pro-capite. Le difficoltà che incontrerebbero queste regioni non sarebbero ridotte dall’accesso della Turchia”.“Sulla base dei dati correnti e dei criteri di eleggibilità, l’intero territorio della Turchia sarebbe eleggibile per l’assistenza sotto l’”obiettivo 1” dei fondi strutturali, come pure per il Fondo di Coesione”. “In effetti, le 10 regioni più povere di una Europa allargata sarebbero situate nell’est della Turchia ”.
Tutte le regioni dell’Italia meridionale non sarebbero più destinatarie di aiuti, che verrebbero in maggioranza dirottati alla Turchia e in piccola parte agli attuali nuovi membri dell’Est europeo. L’Italia sarebbe comunque in buona compagnia: 10 regioni della Grecia su 13, 6 su 7 in Portogallo, 8 regioni della ex Germania Est, 7 in Spagna, e così via. In totale, 67 milioni di persone perderebbero il supporto comunitario, circa il 18 % della popolazione nelle aree più povere della UE a 15 paesi.
Per di più, i tecnocrati di Brussels non sembrano avere la situazione sotto controllo, a fronte di un impatto così rilevante. Dal doc. ufficiale della Commissione UE 'Raccomandazione della Commissione Europea sui progressi compiuti dalla Turchia sulla via dell’adesione - 6-ott-2004', pag. 6: “L’impatto sul bilancio dell’adesione della Turchia può essere valutato pienamente soltanto dopo che saranno stati definiti i parametri dei negoziati finanziari nel contesto delle prospettive finanziarie a partire dal 2014. La natura e l’importo dei trasferimenti alla Turchia dipenderebbero da numerosi fattori mutevoli, quali le politiche UE ed eventuali intese speciali concordate durante i negoziati nonché le disposizioni di bilancio in vigore in quel periodo, in particolare il massimale di bilancio complessivo. E’ però chiaro che l’impatto sul bilancio calcolato in base ai criteri attuali sarebbe notevole”. Comunque, abbiamo già cominciato a pagare. Da Raccomandazione .... ”: “Fino al 2006 l’assistenza finanziaria della UE a favore dei preparativi turchi continuerà a basarsi sullo strumento [finanziario] di preadesione dedicato alla Turchia adottato nel dicembre 2001. Nel contesto della prossima prospettiva finanziaria [dal 2007], la Commissione proporrà un aumento degli importi da assegnare alla Turchia.”

Settore Agricoltura
La Turchia è il 3° produttore di frutta dopo Italia e Spagna. Anche su legumi, olive e frutta secca è diretto concorrente dei paesi dell’Europa meridionale e produce a prezzi più bassi a motivo del minor costo della manodopera, molto più abbondante, visto che il 34 % della forza lavoro è impiegata in agricoltura (contro il 5% della UE). Da: Risoluzione del Parlamento europeo sull’impatto finanziario dell’ampliamento dell’Unione europea (2002/2045(INI) Il Parlamento europeo, […] sostiene la proposta della Commissione di attribuire grande importanza allo strumento della politica di sviluppo rurale per l’integrazione dei nuovi Stati membri nella politica agricola dell’UE, modificando tale strumento per meglio adeguarlo alle esigenze del settore agricolo in tali paesi; sostiene in particolare l’idea di aumentare il tasso di cofinanziamento dell’UE all’80% per i primi anni di adesione, adeguandolo poi successivamente caso per caso, a seconda delle capacità di finanziamento dei nuovi Stati membri, al fine di raggiungere lo stesso livello degli attuali Stati membri; esprime il proprio sostegno al modello di incorporazione progressiva dei nuovi Stati membri nel regime di aiuti diretti al settore agricolo, ricordando che i pagamenti diretti fanno parte dell’acquis attuale e che pertanto non possono essere esclusi dai negoziati con i paesi candidati; accoglie favorevolmente l’obiettivo secondo cui i nuovi Stati membri dovrebbero raggiungere il livello del 100% di aiuti diretti entro il 2013”
Considerando l’importanza per il settore dei sostegni comunitari, che verrebbero invece dirottati sulla Turchia, già oggi temibile concorrente, l’agricoltura in Italia, Spagna e Grecia avrebbe un futuro veramente difficile.
Ma almeno, le “quote” di latte che ci toccherà importare dalla Turchia, paese rurale, saranno più genuine? Da “Raccomandazione...” “In Turchia tutte le maggiori malattie contagiose per gli animali da allevamento sono endemiche, sono a rischio soprattutto i pesci di allevamento e il pollame, oltre che il latte”. “Nel settore veterinario, dovrebbero essere fatti grandi sforzi per migliorare la salute animale e i controlli alle frontiere orientali [della Turchia] al fine di evitare gravi problemi al momento dell’adesione”.
Mentre però la Turchia mantiene un curioso bando sull’importazione dalla UE di animali vivi e carne, ufficialmente proprio per “motivi di igiene”, l’Unione Europea si è già dichiarata pronta a concedere delle deroghe ai controlli sanitari su quanto importato dalla Turchia. Immaginarsi cosa potrebbe arrivare sulle nostre tavole.

Immigrazione in Europa e mercato del lavoro
DaIssues …” Nel 2002 circa 3 milioni di persone di nazionalità turca erano ufficialmente registrati nei 15 stati membri della UE”. “I Turchi costituiscono di gran lunga il gruppo più grande di cittadini di paesi terzi nella UE. La migrazione di lavoratori dalla Turchia è così diventato un fenomeno consolidato e in molti casi i cittadini di nazionalità turca che vivono nel paese ospitante sono alla seconda e terza generazione, anche se alcune difficoltà con l’integrazione necessitano ancora di essere affrontate”.
In Turchia il tasso di disoccupazione (fonte Eurostat, dati aggiornati al sett. 2004) è stato del 10% nel 2002, 9% nel 2003, ma è cresciuto al 12.4 % nel 2004 (primo quadrimestre). Cosa succederà con l’ingresso in Europa ? DaIssues…” “C’è l’impressione che un possibile e sostanzialmente incontrollabile aumento nella migrazione nella UE possa portare ad un serio disturbo nel mercato del lavoro degli attuali stati membri.”
Gli immigrati Turchi, una volta registrati come forza lavoro in uno stato membro, “godranno di un considerevole numero di diritti individuali nel paese ospitante, in base alla Decisione 1/80”. Tra questi: “il diritto ad una estensione del permesso di lavoro”, “dopo 4 anni di lavoro, il diritto di accesso a tutti gli impieghi e il diritto di risiedere nello stato ospitante mentre [da disoccupati] si è in cerca di un altro impiego; il diritto di accesso al lavoro e all’istruzione nello stato ospitante per la seconda generazione”.

Il rapporto stima fino a 4.4 milioni i possibili immigrati dalla Turchia nel prossimo decennio, cifra notevole, ma che non tiene conto di ciò che accadrà subito dopo, considerando che ai cittadini dei paesi della “Grande Turchia” (Turkmenistan, Ajerbaijan, ecc.) il governo di Ankara tradizionalmente concede la cittadinanza turca. Dopo l’adesione della Turchia queste popolazioni, in qualità di cittadini a tutti gli effetti di uno stato membro, potranno migrare liberamente in altri paesi UE.
Per ora possiamo contentarci dei 70 milioni di Turchi residenti in Turchia. Da Ieri-oggi-domani Turchia Bollettino d’informazioni 18-12-2004 “Adesso che la Turchia ha ottenuto l’adesione all’Unione Europea e sono cadute le frontiere che la dividono dal resto d’Europa, un terzo dei turchi potrebbe considerare l’idea di emigrare per lavoro. Lo ha rivelato un sondaggio del gruppo demoscopico turco Tns Piar, in collaborazione con la sua consorella danese Tns Gallup, che è stato pubblicato sul settimanale danese A4, un periodico della Confederazione danese dei sindacati. Il 23 per cento dei 2.028 cittadini turchi interpellati [un campione statisticamente rappresentativo] aveva detto che considera “molto probabile” uno spostamento in un altro paese UE. Un altro 21 per cento aveva sottolineato di considerarlo “probabile”.
Ugur Akinci, opinionista per alcuni quotidiani turchi, in un articolo dal titolo “UE e Turchia, una proposta vincente”, scrive a maggio 2004: “Prima i Turchi che vivono attualmente in Europa, poi certi professionisti, e alla fine tutti i lavoratori turchi guadagneranno il diritto alla libera circolazione nella UE. Due milioni e mezzo di turchi che vivono in Europa beneficeranno di uguali diritti e uguali retribuzioni con il resto dei loro colleghi europei.”

Quanto sono europei i Turchi

I criteri stabiliti nel consiglio di Copenhagen del 1993 per l’appartenenza alla Unione Europea (che formano il cosiddetto acquis) richiedono che il paese candidato abbia preliminarmente raggiunto:

  • stabilità delle istituzioni in modo da garantire la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze.
  • l’esistenza di una economia di mercato funzionante come anche la capacità di fronteggiare la pressione competitiva e le forze del mercato all’interno dell’Unione;
  • l’abilità di assumere le obbligazioni che l’appartenenza implica, inclusa l’aderenza agli obiettivi dell’unione politica, economica e monetaria.
Al fine di stabilire i progressi raggiunti da ogni paese, la Commissione predispone dei “Regular Reports” che il Consiglio utilizza come base per le sue decisioni sulla condotta dei negoziati. Per quanto riguarda la Turchia, il più recente di essi è 2004 Regular Report on Turkey’s progress towards accession, 6-ott-2004, COM(2004) 656 Final , da cui sono tratti molti dei brani riportati nell’articolo.
Da “Executive Summary of the Turkish National Programme for the Adoption of the Acquis - novembre 2001(Elaborato dal Direttorato Enlargement della Commissione UE) - “La moderna repubblica Turca è fondata sui principi di una pacifica politica estera, sul secolarismo, lo stato di diritto, un sistema democratico pluralistico e partecipativo, i diritti umani e le libertà fondamentali”

Rispetto dei diritti umani
Dal citato documento ufficiale della Commissione Europea “2004 Regular Report ....” (p.34): “La politica del governo di tolleranza zero e i suoi seri sforzi di mettere in atto le riforme legislative hanno portato ad un declino dei casi di tortura. Nei primi 6 mesi del 2004 L’Associazione turca per i diritti umani ha ricevuto 692 segnalazioni relative a torture e maltrattamenti, un calo del 29% rispetto ai primi 6 mesi del 2003”.”Riguardo all’impunità, secondo le statistiche ufficiali, dei 2454 esponenti delle forze dell’ordine sotto processo nel 2003 in relazione ad imputazione di tortura, 1357 sono stati assolti, e degli 854 imputati condannati, 138 sono stati imprigionati”. “Rimangono perplessità sul fatto che, a dispetto delle riforme, i pubblici ministeri non sempre conducano prontamente e adeguatamente le indagini contro i pubblici ufficiali accusati di torture”.”Nel maggio 2004 il CPT ha pubblicato il suo rapporto”.”Il rapporto nota un considerevole miglioramento nelle strutture detentive”.”L’uso di metodi di tortura come la sospensione per le braccia o l’elettroshock è ora molto raro, sebbene in alcuni comandi di polizia sono stati riportati casi. Metodi di tortura meno evidenziabili sono ancora usati” Da un articolo di Sinem Tasseven sul quotidiano Turkish Daily News del 25 maggio 2004 “La bastonatura sulle piante dei piedi e l’elettroshock non sono stati applicati dalla polizia di Ankara nel 2003. Tra le 283 persone che sono state oggetto di torture e maltrattamenti l’anno scorso in Istanbul, solo una ha affermato di aver subito la bastonatura delle piante dei piedi e una l’elettroshock”. “Guardando queste cifre, è agevole affermare che dei progressi sono stati compiuti nel ridurre il numero di casi di tortura nei mesi recenti, sicuramente un risultato della politica di tolleranza zero per le torture iniziata dal governo, impegnato nello sforzo per aumentare gli standard sui diritti umani della Turchia nella sua richiesta di unirsi all’Unione Europea. Comunque, questa non è la fine delle torture in Turchia, perché l’argomento sta diventando più complesso. Mentre sta diminuendo l’uso dei metodi di tortura sopra citati, altre forme di tortura che non lasciano segni visibili sulle vittime (e quindi sono più difficili da provare) hanno cominciato ad essere preferiti e il loro uso sta crescendo.”.“Gli uffici investigativi dovrebbero tenere in considerazione tutte le prove quando indagano su un caso di tortura, comunque, di solito considerano soltanto i rapporti di polizia. Tutti questi fattori concorrono a far sì che il numero di casi di torture appaia più piccolo di quanto sia in realtà”.
Sempre da “2004 Regular Report….”, pag. 35: “Vengono ancora riportate detenzioni arbitrarie, sparizioni, rapimenti, e almeno una sospetta esecuzione extra-giudiziale. Alcuni di questi casi sono sotto inchiesta da parte delle autorità turche. I pubblici ministeri sono ancora tenuti a richiedere l’autorizzazione per aprire un’inchiesta contro membri delle forze di pubblica sicurezza sospettati di uccisioni extra-giudiziali e sparizioni

Libertà religiosa e diritti delle minoranze
Nel “2004 Regular Report… la popolazione di cittadini turchi di origine curda è stimata in 15-20 milioni, la popolazione di etnia bosniaca in circa 1 milione. Dal punto di vista religioso, le cifre parlano di 60.000 armeni ortodossi più 3.000 greci ortodossi e 20.000 siriani, 20.000 ebrei, poco meno di 30.000 cattolici. “Secondo le autorità turche, ai sensi del trattato di Losanna del 1923, le minoranze in Turchia consistono solo di comunità non mussulmane: ebrei, armeni e greci. Comunque ci sono altre minoranze in Turchia, inclusi i Curdi In questo contesto le riserve della Turchia sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti culturali economici e sociali, che riguardano il diritti all’educazione e in generale i diritti delle minoranze hanno un peso notevole, perché potrebbero impedire ulteriori progressi nella garanzia dei diritti delle minoranze”. “Come detto sopra, la Turchia non ha ancora firmato la Convenzione Quadro Europea per la Protezione delle Minoranze Nazionali “ Dallo stesso rapporto: “Sebbene la libertà di credo religioso è garantita nella costituzione e la libertà di culto non è impedita, le comunità religiose non mussulmane continuano ad incontrare ostacoli” .“Ai sacerdoti e diplomati degli istituti di teologia si continua a proibire l’insegnamento della religione nelle esistenti scuole gestite dalle minoranze“. “Un regolamento emesso nel giugno 2004, con l’intento di risolvere il problema [dei diritti giuridici delle fondazioni non mussulmane] stabilisce che se le fondazioni religiose non eleggono i loro comitati o non li eleggono in tempo, la loro esistenza è a rischio e le loro proprietà possono essere confiscate” . “Per esempio, le autorità turche hanno iniziato un procedimento legale con l’intento di confiscare l’orfanatrofio greco-ortodosso sull’isola di Buyukada”.” Un buon numero di comunità non mussulmane, incluse quella cattolica e quella protestante, non hanno diritto a stabilire fondazioni”. “Sforzi sono stati fatti per assicurare che a luoghi di culto diversi dalle moschee fosse garantito il permesso di aprire. Comunque sono stati invocati una serie di requisiti tecnici per impedire che un buon numero di chiese fossero registrate come luogo di culto. La pratica in tal senso per la chiesa protestante di Diyarbakir, iniziata da lungo tempo, è stata rifiutata nel maggio 2004”.
Comunque niente in confronto agli Aleviti, che sono musulmani ma non sunniti, e quindi per lo stato turco semplicemente non esistono. Stiamo parlando di una minoranza religiosa stimata tra 15 e 20 milioni di persone. Da “2004 Regular Report… ”Gli Aleviti non sono ufficialmente riconosciuti come una comunità religiosa, essi spesso incontrano difficoltà nell’aprire luoghi di culto

Libertà democratiche
Da “2004 Regular Report… ”Riunioni pubbliche con la partecipazione di stranieri richiedono la notifica alla Direzione Generale per la Sicurezza'. L’Associazione Curda degli Scrittori non ha mai potuto operare ufficialmente fino al febbraio 2004, anche perché “sono state portate accuse contro l’associazione sulla base del fatto che essa aveva tenuto una riunione con rappresentanti della Commissione Europea senza richiedere un permesso preventivo e il processo in tribunale è ancora pendente”.
“Riguardo alla legge sull’emittenza televisiva, questa è spesso invocata dalla RTUK
[la Commissione di controllo sulle trasmissioni] per imporre pesanti penalità, che includono multe e la sospensione o la cancellazione della licenza. Per esempio, nel marzo 2004 la RTUK ordinò la chiusura per 30 giorni di ART TV, un canale televisivo locale, adducendo che aveva violato il principio della unità indivisibile dello Stato quando, nell’agosto 2003, aveva trasmesso delle canzoni d’amore in curdo”.

Diritti elettorali “
'Non ci sono stati cambiamenti nel sistema elettorale che, a causa della soglia del 10% che ai partiti politici è richiesto di raggiungere, rende difficile per le minoranze conquistare rappresentanti in parlamento. Ci sono ancora restrizioni nell’uso di lingue diverse dal turco da parte dei partiti politici”. “Comunque, nel 2004 la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza in cui un politico era stato condannato a 6 mesi di prigione per aver usato il curdo durante una conferenza stampa”.

Lavoro minorile e diritti sindacali
(pag. 49) La Turchia ha ratificato le Convenzioni ILO N. 138 sull’età minima per il lavoro minorile e la Convenzione N. 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile. Comunque, la Legge sul Lavoro del maggio 2003[la nuova e attuale legislazione turca in materia] che proibisce l’impiego di bambini al di sotto dei 15 anni non si applica in certi settori, come il trasporto marittimo e aereo o le aziende agricole con meno di 50 impiegati”[e cioè la stragrande maggioranza dei 4 milioni di aziende agricole]. Significa che con la NUOVA legge in Turchia i bambini possono legalmente essere costretti a lavorare nei campi e nei porti.
Riguardo alle organizzazioni sindacali, restrizioni significative rimangono sul diritto di organizzare proteste collettive e sul diritto di sciopero”.“La Turchia non ha accettato ancora l’art. 5 (“diritto di organizzarsi”) e l’Art. 6 (“diritto di protesta collettivo” che include il diritto di sciopero) della Carta Sociale Europea”."Gli emendamenti del 2004 [della legge sul pubblico impiego] semplificano le procedure per il tesseramento, ma non si occupano di tali aspetti.” Cioè la NUOVA legge non ammette il diritto di sciopero.

Il genocidio degli Armeni
Il genocidio degli Armeni fu compiuto dal governo dei “Giovani Turchi” dell’Impero Ottomano nel 1915-1916 (con altri episodi nel 1922-23). In totale, circa un milione e mezzo di Armeni furono uccisi dei due milioni e mezzo che vivevano nell’Impero Ottomano. Il 24 aprile per gli Armeni di tutto il mondo è il giorno di Akhtamar, in memoria del luogo di Istanbul in cui 300 intellettuali e professionisti armeni furono rapiti, per poi essere uccisi, nel 1915. In quello stesso giorno 5000 degli Armeni più poveri furono massacrati nelle strade della città e nelle loro case. Il genocidio armeno perpetrato dai Turchi è stato riconosciuto come tale da moltissime istituzioni che includono l’ONU, il Vaticano, il Senato degli USA e anche il Parlamento Europeo, in ben tre dichiarazioni nel 1987, 2000, 2002. Il governo turco invece, nonostante venga continuamente sollecitato, OGGI nega che ci sia stato un genocidio, e sostiene che gli Armeni furono semplicemente “rimossi” dalla zona di guerra orientale. Esistono leggi anti-armene, promulgate dall’attuale Repubblica Turca, che legittimano ufficialmente la confisca di tutti i beni degli Armeni deportati e assassinati. Inoltre, chiunque parla del genocidio armeno oggi in Turchia, rischia la prigione e si espone di fatto alla tortura. D’altronde una decisione governativa del 2002 rende ufficiale la negazione del genocidio e ne prescrive l’insegnamento nelle scuole primarie e secondarie.

Conclusioni
Come si è visto, nonostante i toni “buonisti” e le conclusioni favorevoli alla Turchia, persino i documenti della Commissione non possono evitare che si intraveda quanto la Turchia abbia ben poco a che fare con i canoni europei delle libertà civili e dello stato di diritto. Il 17 dicembre il Consiglio europeo, ritenendo invece che la Turchia soddisfi i criteri di Copenhagen, ha dato inizio alla procedura di adesione.


le pagine del periodico ITALICUM, pubblicato dal Centro Culturale. Per ogni numero sono consultabili alcuni degli articoli contenuti.

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